Ciao Fortunata. Il nostro non è un addio, ma solo un arrivederci. Come quello che ci siamo dati qualche settimana fa, in ospedale. Dove lottavi con tutta la forza che ti era rimasta contro un male troppo grande perfino per una donna come te.
Scrivo tra le lacrime, e scrivo a nome di tutti noi della redazione. Sei stata una compagna di viaggio fantastica, negli anni di Puglia d’Oggi, prima, e di Pugliain dopo. Hai contribuito a farci diventare quello che siamo, nel nostro piccolo, diventati. Ci hai spronato, esaltato, frenato, infuso coraggio e sempre, sempre, incoraggiato.
E’ troppo riduttivo chiamarti collega, ed è troppo banale dirlo ora che non ci sei più. Ma è la verità, e lo sai. Te l’abbiamo detto sempre, nelle riunioni in via Abate Gimma, o mentre si chiacchierava al cinema, prima de Lo Hobbit (che a te piaceva così tanto!), o in pizzeria, nelle serate goliardiche di redazione.
Sei stata una grande maestra. Di vita, di giornalismo, di testardaggine, di onestà. E di allegria: la parola che meglio riesce a farci superare il dolore della tua scomparsa…
E’ stato bello lavorare con te. E’ stato bello litigare con te. E’ stato bello discutere di un articolo e ritrovarsi scandalosamente daccordo, tu comunista ed io di destra. Ed abbracciarsi con quel sorriso che ti riempiva il volto. Anche nel nostro ultimo incontro, quando c’era molto poco da ridere.
Oggi, con te, perdiamo un punto di riferimento, una amica, una persona a cui si poteva sempre, SEMPRE, telefonare per avere una dritta o un consiglio sapendo di trovare una amica dall’altra parte del telefono.
Ciao Fortunata. Non dico che ci mancherai, perchè i tuoi urlacci resteranno sempre con noi e ci accompagneranno nel nostro viaggio. Ci mancherà la tua presenza, la tua gioia di vivere, il tuo essere così ostinatamente “dura e pura”. Perchè lo sei stata. Sempre.
Fa buon viaggio, ora.











