Una narrazione per immagini che descrive e caratterizza un paese per la sua teatralità “insita” e inconsapevole; Mario Cresci, fotografo ligure tra i più famosi e apprezzati a livello nazionale e internazionale, ha così tracciato un suggestivo ritratto di Campi Salentina, composto da ventotto scatti che saranno esposti a partire dal prossimo 14 gennaio.
Le fotografie, in mostra per un mese presso la Sala Don P. Serio, sono come afferma lo stesso Cresci “immagini non particolarmente fotogeniche, quanto piuttosto segnate da un desiderio di naturale teatralità”, lo stesso che aveva animato Carmelo Bene, nativo di Campi e che ha in parte ispirato il lavoro del fotografo: “case viste frontalmente come semplici quinte teatrali, dipinte come grandi teleri; sezioni di colori corrispondenti alle varie proprietà abitative”.
L’esposizione, curata da Lorenzo Madaro e Pio Meledandri, è dunque incentrata sulle osservazioni che Mario Cresci ha immortalato nelle sue opere, provenienti dal Museo della Fotografia del Politecnico di Bari, promotore dell’iniziativa con il Comune di Campi Salentina (Assessorato cultura e pubblica istruzione); esse raffigurano una dimensione urbanistica assolutamente particolare, un teatro in cui si muovono ignari attori, dalla giovane donna intenta a osservare l’angolo di una casa all’uomo vestito a festa in attesa degli sposi, al ciclista che emerge da un dedalo di viuzze.
Queste foto, realizzate da Cresci esattamente dieci anni fa in occasione di un seminario in collaborazione con il Dipartimento di Architettura ed Urbanistica del Politecnico di Bari, raccontano di un paese vivo, un luogo attraversato dalle dinamiche della quotidianità che diventa inconsciamente finzione scenica, con le strade e le piazze trasformate in palcoscenici dove si esibiscono gli abitanti, la gente del posto: “Perché in fondo un paese è come un grande teatro all’aperto, un luogo in cui è sempre possibile esercitare lo sguardo che nasce dal pensiero e dalla memoria”.











