“Dopo il riconoscimento dell’urgenza del caso e la decisione della Corte europea di trattare il ricorso in via prioritaria non ci saremmo mai aspettati di dover attendere oltre sei mesi prima di poter conoscere le difese del Governo”.
Lo dichiara il Professor Andrea Saccucci, che insieme all’Avvocato Roberta Greco, rappresenta 130 cittadini di Taranto e dei comuni vicini che hanno presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) per violazioni del diritto alla vita e all’integrità psico-fisica e del diritto al rispetto della vita privata e familiare.
“Il Governo avrebbe dovuto produrre le proprie osservazioni entro il 20 giugno 2016, ma a seguito di una richiesta di proroga gli erano stati eccezionalmente concessi ulteriori tre mesi; ma in prossimità della scadenza – prevista per il 30 settembre – è arrivata la richiesta di proroga per ulteriori due mesi!”.
“Una tale dilatazione dei tempi processuali” – continua il legale – “contraddice l’esigenza di una trattazione prioritaria del caso alla luce delle gravi violazioni contestate e dei diritti fondamentali in gioco”.
Nel corso dei mesi di proroga concessi, il Governo non solo ha continuato a ritardare l’adozione di misure a tutela dell’ambiente, ma ha altresì adottato ulteriori decreti “Salva Ilva”, che hanno consentito all’impianto di continuare a produrre nonostante i gravi effetti dannosi per la vita dei residenti, ormai accertati dal Registro Tumori di Taranto, nonché dall’ultimo dossier attualmente nelle mani del Presidente Emiliano.











