Parte da Putignano la campagna Cia Puglia per “liberare l’agricoltura”

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Avere la possibilità di risparmiare tempo e impasti burocratici significa, per la nostra economia, avere una vera possibilità di rilancio. A maggior ragione in settori strategici e fondamentali come quello agricolo. E la Cia ha fatto partita dalla Puglia, da Putignano in particolare, la campagna per “liberare l’agricoltura”, oggi troppo imprigionata dalla burocrazia. Basti pensare che carte e code negli uffici pubblici impegnano quasi un quarto delle giornate lavorative di un agricoltore.

Infatti, in media un agricoltore italiano perde un giorno di lavoro su quattro per sbrigare pratiche e adempimenti burocratici. Una vera semplificazione della nostra burocrazia avrebbe un impatto moltiplicatore sulla produttività del comparto primario.

Si è discusso di questo a Putignano, dove nei giorni scorsi si è tenuta un’assemblea degli agricoltori alla presenza dell’europarlamentare Nicola Caputo, della Commissione agricoltura del Parlamento Europeo, e del direttore regionale CIA Agricoltori Italiani della Puglia Danilo Lolatte (nella foto).

“Le organizzazioni che rappresentano la categoria sono sul territorio, ogni giorno, per questo è importante che la politica ci ascolti, senta quali sono i problemi su cui poter intervenire immediatamente”, ha dichiarato Lolatte. La CIA, a cominciare proprio dall’incontro di Putignano, è impegnata a portare su tutto il territorio pugliese i temi e gli indirizzi di sviluppo elaborati all’Assemblea Nazionale dell’organizzazione. Una delle questioni più importanti è quella che attiene alla semplificazione delle leggi e delle pratiche burocratiche per liberare il potenziale di sviluppo del settore. Prima di poter commercializzare un litro di latte, un imprenditore agricolo deve superare 7 step normativi e mettere in conto uscite per la gestione aziendale di ben 21mila euro l’anno. Ancora oggi una pratica di subentro in azienda agricola, da genitore a figlio, genera un faldone di 22 chili di carta alto 80 centimetri, accumulato in un “pellegrinaggio” che tra i vari uffici coinvolti dura quasi due anni. La stessa pratica, eseguita nei Paesi virtuosi del Nord Europa, si risolve con la stampa di tre mail di posta elettronica certificata. Sono solo due esempi del “peso” della burocrazia che ogni anno costa oltre 26 miliardi alle piccole e medie imprese, prima di tutto quelle agricole”.

Zavorre alle quali si aggiunge un problema strutturale legato all’organizzazione commerciale del prodotto e a una distribuzione del valore non equa all’interno delle filiere.

“Da questa premessa prende forma il progetto della Cia-Agricoltori Italiani che, anche in Puglia – ha annunciato Giuseppe Creanza, direttore provinciale CIA Bari – lancia i Network dei Valori”.  La proposta è semplice: bisogna creare accordi sinergici ben codificati tra l’agricoltura, l’artigianato, il commercio, la logistica e gli enti locali per costruire un percorso virtuoso intorno alle produzioni agroalimentari. Una sorta di patto per dare vita a “Reti d’impresa territoriali” capaci di mettere in trasparenza l’intero processo che porta i prodotti agricoli e alimentari di quel luogo dal campo al consumatore. Con un codice di tracciabilità “ad hoc”, da apporre sul packaging dei cibi, a certificazione e garanzia del processo avvenuto all’interno di un accordo di “Network”. Da una prima proiezione della fattibilità del progetto, con i “Network dei Valori” secondo la Cia si potrebbero risparmiare circa 18 miliardi di euro. Più di 800 mila aziende agroalimentari italiane chiedono sostanzialmente questo: un netto abbattimento del peso burocratico, un sistema fiduciario tra imprenditori e istituzioni e su reti semplici, snelle e dirette tra i vari componenti di ogni filiera.

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