HomeCulturaArteColtivare la menzogna come un atto visionario

Coltivare la menzogna come un atto visionario [gallery]

Il percorso di una menzogna è talvolta tortuoso, talvolta lineare; la sua motivazione, per definizione negativa, può in alcuni frangenti ammantarsi di una valenza positiva, quando questa si prefigga di creare una nuova realtà, più legata all’inventiva umana e più che a una mera finzione.

Nella sua mostra personale, Raffaele Fiorella allestisce un discorso artistico basato sulla volontà di presentare la “menzogna” – parola che dà il titolo all’esposizione, alla galleria barese di Ninni Esposito – come un efficace viatico per la trasformazione della realtà in qualcosa di altro, uno strumento in grado di esplicitare la “capacità degli uomini di inventare storie, luoghi, vissuti, cose che non esistono ma che vorremmo esistessero”.

In un percorso espositivo unitario e ricondotto interamente alla tematica principale, Fiorella mette in scena una dimensione onirica che si basa da un lato sul ricorso a immagini isolate ed eternate in una sospensione surreale, e dall’altro sull’uso di medium e supporti multimediali, su nuovi linguaggi visivi strettamente legati alle più recenti tecnologie (videoinstallazioni, lightbox, stampe fotografiche digitali in 3D), elementi che tendono a un astrattismo che non è certamente formale ma mentale, un’astrazione che è fatta, parafrasando un’espressione famosa e già abbastanza inflazionata, “della stessa materia di cui sono fatti i sogni”.

In questa rappresentazione onirica versione 2.0 l’artista barlettano si muove con abilità stilistica e padronanza tecnica, delineando un orizzonte ormai disgiunto dal dato reale attraverso il ricorso a quell’autentica “cesoia mentale” che è appunto la menzogna, anello di congiunzione tra vita reale e immaginaria; nelle visioni di Raffaele Fiorella, siano esse mobili o immobili, sta il racconto di una scelta ben ponderata di abbandono della contingenza, materiale e problematica, del quotidiano.

Nascosta tra tende svolazzanti che qualificano finestre altrimenti indistinguibili, celata nei collage e negli assemblaggi fotografici di oggetti di varia natura, camuffata nei giochi di ombre racchiusi in piccole scatole luminose, si ritrova la vera natura della menzogna professata dall’artista, in realtà un atto visionario e ludico che si configura, come afferma Marianna Agliottone nel testo critico che accompagna la mostra, quale invito allo spettatore “al sottile gioco della scoperta della faccia nascosta delle apparenze”, non più cortina ingannevole ma rimedio liberatorio della mente umana.

Banner donazioni

Telegram PugliaIn

Per seguire in tempo reale tutte le news iscriviti gratuitamente al nostro canale Telegram

Ultimi Articoli

spot_img
spot_img