Viva Berlusconi, abbasso Berlusconi. Per oltre trent’anni la società italiana ha vissuto sul filo di un confronto – scontro senza eguali. La figura del Cavaliere è stata emblematica da una parte, divisiva dall’altra. Senza mezze misure. Società, economia, imprenditoria, politica, sport, televisione: tutto è stato toccato dal berlusconismo.

Andrea Minuz, che insegna Storia del cinema all’Università di Roma “La Sapienza” e che scrive per il quotidiano “Il Foglio”, nel libro “C’eravamo tanto odiati”, pubblicato da Il Mulino, propone un’interessante e breve storia dell’antiberlusconismo che, per decenni, ha rappresentato un collante sociale ma anche catarsi, esorcismo collettivo, manuale di conversazione e nuovo rito della borghesia che ha occupato la scena pubblica dalla metà degli anni Novanta in poi.

Dalle pagine del libro emerge, in maniera nitida a chiara, che Berlusconi ha rappresentato anche il grande tratto identitario della sinistra di quegli anni e uno straordinario veicolo di carriere. Vetrina per scrittori, registi, giornalisti, opinionisti, martiri, epurati, personaggi TV.

Come il berlusconismo, anche l’antiberlusconismo è l’autobiografia della nazione e un romanzo di formazione della generazione che aveva vent’anni all’epoca della discesa in campo. Trent’anni dopo resta nella memoria come cumulo di appelli, marce, girotondi, conversazioni a tavola sempre uguali.

 

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