HomeStoria della PugliaEgnatia: quando la via Traiana attraversava la Puglia

Egnatia: quando la via Traiana attraversava la Puglia

Il centro di Egnazia è uno dei più interessanti siti archeologici della Puglia romana, ma non solo, visto che questa antica cittadina situata pochi km più a nord di Savelletri di Fasano, fu anche un importante centro al confine tra la Peucetia e la Messapia.
In effetti, la storia di Egnatia o di Gnathia, si è svolta nell’arco di molti secoli e la sua importanza nel mondo antico è spiegabile soprattutto con la sua invidiabile posizione geografica che, in età romana, la resero attivo centro di traffici e commerci, che si svolgevano via terra, tramite la via Traiana, e per mare, grazie ad un vicino porto.
A partire dal III sec. A.C., “Egnatia” entrò a far parte della Repubblica prima e dell’Impero Romano dopo.
Si possono distinguere nell’edilizia e nella storia della città due fasi.
La prima è connessa con il patronato della città da parte di Marco Vipsanio Agrippa, braccio destro di Ottaviano Augusto, promotore di imponenti realizzazioni di edilizia pubblica che dovevano in parte contribuire ad accrescere il consenso dei cittadini nei confronti di Ottaviano e in parte ripagare i cittadini dell’appoggio dato ad Ottaviano nel corso della guerra civile.
A questa fase risalgono il criptoportico, il porto, la basilica civile, la piazza trapezoidale, l’anfiteatro, oltre che un primo impianto delle terme pubbliche.
Una seconda fase, connessa al vasto programma politico sviluppato dall’imperatore Traiano, è visibile con la sistemazione della celebre via che da lui ha preso il nome e che attraversava la città.
A questa fase risalgono la pavimentazione della Via Traiana, il “sacello delle divinità orientali”, un “ambiente con vasca” a nord del sacello e alcuni setti murari collocati a ovest della via Traiana.
L’opera di edificazione più imponente della fase augustea è legata a quello che si può considerare un Phrygianum o Metroon, ovvero un’ampia area santuariale, costruita alle pendici della collina sulla quale sorgeva l’acropoli, secondo un progetto in apparenza organico ed unitario. Quest’area al suo interno comprendeva vari edifici, quasi tutti di carattere religioso, dedicati al culto della dea Cibele (Magna Mater) e del dio Attis. La “Magna Mater” riveste un ruolo di fondamentale importanza in un periodo, quello augusteo, in cui vengono vietati i culti orientali, tranne appunto quello di Cibele.
Il Phrygianum conoscerà un nuovo periodo di splendore con gli Antonini, il cui interesse verso tali culti è dovuto all’inserimento di Egnazia nel circuito commerciale e culturale dell’urbe, per il suo passaggio dalla Via Traiana.
In epoca tardoantica, poi, con il prevalere del Cristianesimo e la trasformazione della basilica civile in chiesa cristiana, il phrygianum sarà notevolmente rimaneggiato.
All’interno della Basilica civile fu riportato alla luce, nel 1977, un mosaico pavimentale raffigurante le Tre Grazie. Il soggetto del mosaico è mitologico ed era ampiamente diffuso nelle arti figurative di età romana: la figura centrale è rappresentata di spalle, mentre con le braccia distese cinge le spalle di quelle laterali prese di prospetto, ciascuna con un fiore tenuto tra le dita. L’opera è splendida nel suo insieme.
Come detto, Egnatia era attraversata dalla celebre via Traiana. La via era pavimentata con “basole” poligonali di calcare e fornita di paracarri della stessa pietra, più numerosi in corrispondenza delle curve. La via fu sistemata dall’Imperatore Traiano rimodernando il tracciato dell’antica Via Minucia.
Il cosiddetto anfiteatro è invece un ampio recinto di forma ellissoidale con pareti coperte in alcuni punti da tracce di pittura e intonaco ormai quasi invisibili. I muri dell’edificio sono delimitati all’esterno da un camminamento lastricato percorribile per lunghi tratti. Verso N-E si nota una tribunetta in pietra, mentre a S-W i muri di spinta pseudo-radiali sono dotati di un doppio ingresso: uno sul lato della via Traiana e l’altro sul lato opposto. La sua forma ellissoidale lo rende leggermente schiacciato: la parte più stretta presenta una fila di sedili litici, riservati ai ceti sociali più alti, poiché il resto degli spettatori era in piedi e separati dall’arena da una staccionata lignea.
In onore della dea Cibele vi si svolgevano i Megalenses o Ludi Megales, una settimana di spettacoli teatrali (pantomime che mettevano in scena la morte e resurrezione del dio Attis, che secondo la leggenda avveniva in primavera, come quella di Cristo). Alternativamente, si mettevano in scena negli altri giorni delle commedie greche.
Il sacello delle divinità orientali è un’area rettangolare cui si accede tramite una soglia calcarea, in cui è presente un basamento litico. Su tale basamento erano raffigurati strumenti musicali (due flauti, un timpano ed un cembalo), e sulla faccia principale una iscrizione a ricordare la sacerdotessa Flavia Cypare (sacerdotessa della Magna Mater). Accanto ad esso fu rinvenuta la testa marmorea del dio Attis e un frammento fittile raffigurante Cibele.
Comunica con il “sacello delle divinità orientali”, un altro ambiente, che presenta una vasca rivestita in calce idraulica Le funzioni ipotizzate per questa vasca sono diverse: serviva a purificarsi prima di entrare nel tempio o all’uscita dopo i sanguinosi riti; conteneva i pesci sacri allevati in onore della dèa Syria; vi si rievocava il bagno lustrale della statua della dea Cibele al suo arrivo a Roma.
Tra i resti dell’antica città, riportati alla luce, non potevano mancare naturalmente tracce del foro: si tratta di una piazza trapezoidale, pavimentata con lastre di tufo. Sul lato verso l’acropoli si conservano resti di una tribuna oratoria e di una base onoraria, mentre l’originaria presenza di altri monumenti è suggerita dalle impronte riconoscibili sul basamento.
Il foro si collegava alla Via Traiana per mezzo di un passaggio lastricato, ad uso pedonale.
Ad arricchire ulteriormente il poanorama archelogico città, restano tracce di strutture artigianali e commerciali (fornace e fullonica) e delle terme pubbliche.
Egnazia è stata citata da autori come Plinio il Vecchio, dal geografo Strabone e da Orazio che in una delle sue Satire ebbe modo di scrivere: «Egnazia, eretta contro il volere delle ninfe, ci offrì motivo di risa e di scherni, perché volevano qui farci credere che l’incenso sulla soglia del tempio si consumava senza fiamma».
Il fascino miracoloso della città, suggerito dalle parole del celebre poeta latino, continua a conquistare, a distanza di secoli, i turisti e i visitatori che si avventurano tra le sue strade.

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Antonio Verardi
Antonio Verardi
Storico dell’Arte. Ha collaborato con il Museo Pecci di Prato. Ha svolto attività di ricerca per la Facoltà di Lettere e Architettura. E’ docente di letteratura italiana, storia e storia dell’arte. Perito ed esperto per la Camera di Commercio di Bari è iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti dal maggio 2011.

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