HomeEconomia & SviluppoEconomiaEvasione fiscale, a Natale si fanno meno scontrini

Evasione fiscale, a Natale si fanno meno scontrini

Anche a dicembre 2016 è aumentata l’evasione fiscale spicciola, quella quotidiana collegata alla mancata emissione degli scontrini fiscali che non chiediamo e non emettiamo in occasione di acquisti di alimentari piuttosto che di vestiario. Sarà che in qualità di consumatori siamo distratti dall’opulente tredicesima? O piuttosto immancabilmente desiderosi di farla franca al fisco mascherati sia da Babbo Natale che da titolari di un bel ristorante?
La cronaca tributaria parla chiaro: le festività natalizie hanno fatto ancora una volta da sfondo all’incremento degli acquisti in “nero”, nei negozi come nei bar et similia, fino ad una percentuale pari quasi al 70%.

Così è emerso dalla rilevazione statistica condotta anche quest’anno dall’Adnkronos in partenariato con alcune associazioni dei consumatori. Tutta l’Italia coinvolta. La morsa, del gelo quand’anche della voglia di evadere, ha influenzato Milano (37%) come Roma (60%), con valori appena più bassi a Genova (20%). Bari e Napoli sembra che non conoscano la fisionomia di uno scontrino fiscale con i loro 68% e 82%.

Certo non per tutte le attività ne è richiesta l’emissione. Esonerati tabaccai, distributori di carburanti per l’autotrazione, giornali e attività di somministrazione di beni mediante distributori automatici funzionanti a gettone o a moneta. Al pari di taxi, arrotini, ombrellai e ciabattini i quali, tuttavia, in caso di specifica richiesta del cliente, sono tenuti al rilascio della fattura.
Ma questo vale come regola di buon senso, perché se la responsabilità penale per il mancato rilascio dello scontrino o della ricevuta ricade sul negoziante, quella morale e civica pende –piacevolmente?- sul capo di ognuno di noi cittadini che facciamo (è il caso di dirlo) orecchie da mercante e tiriamo dritto verso l’uscita del negozio senza proferire alcuna richiesta.

La diligenza del buon consumatore, spesso preso dall’irrefrenabile voglia di polemica sociale e quasi mai responsabilmente coinvolto in un serio esame di coscienza civica, prevede ch’egli chieda sempre l’emissione del regolare documento fiscale e che altresì controlli l’esattezza dei dati fiscali riportati su tali documenti. E poco regge la giustificazione dell’affollamento e della confusione che regnano degli esercizi commerciali, e che spingerebbero i commercianti a farla franca: alla cassa si passa tutti, e nel minuto speso nell’operazione di pagamento si può serenamente richiedere e rilasciare lo scontrino. Nessun alibi, né invocazione della Guardia di Finanza che ha compiti più onerosi e qualificanti da espletare che non rincorrerci.

Alla stessa stregua non esistono scusanti nei casi di documenti fiscali da farsi rilasciare da case vacanza e bed & breakfast. Per i gestori in Italia, lo ricordiamo, le entrate derivanti da quest’attività devono inserite nella dichiarazione dei redditi, sotto la voce “Redditi Diversi”, cumulandosi con gli altri eventuali redditi percepiti, su cui verrà calcolata la tassazione Irpef. Ma quanti effettivamente lo fanno? Dati certi non ce ne sono ma non possiamo escludere la possibilità che la percentuale di “furbetti” sia più alta di quanto vorremmo. La soluzione prospettata nel disegno di legge sulla sharing economy potrebbe essere un buon compromesso, prevedendo che ai redditi fino a 10mila euro si applichi un’imposta pari al 10% mentre i redditi superiori a 10mila euro verrebbero cumulati con i redditi da lavoro dipendente o da lavoro autonomo, applicandovi l’aliquota corrispondente. Altra previsione è che i gestori debbano operare in qualità di sostituti di imposta degli utenti operatori e, se risiedono all’estero, dotarsi di stabile organizzazione in Italia, comunicando i dati all’Agenzia delle entrate sulle transazioni economiche, anche laddove l’utente operatore non percepisca reddito dalle attività svolte. Comprendiamo che definire con unica disposizione normativa un universo molto frammentato come quello della sharing economy sia complesso, ma occorre senz’altro adoperarsi affinché i cittadini vengano tutelati anche in questo settore.

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Samantha Vinella
Samantha Vinella
Vive a Barletta, e tra i suoi diletti c’è quello del giornalismo che l’accompagna da diversi anni. E' stata curatrice di eventi culturali e sportivi, impegnata nelle pubbliche relazioni ed in una frenetica quanto attuale attività sociale, anche se la sua vita professionale è dedita all’economia e temi affini. Curiosa tra le righe dei fatti, e tralascia poco all’informazione disinformata.

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