Quando il fascismo faceva bella la Puglia

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Ottenuto il governo della nazione nel 1922, il fascismo raccolse in Puglia consensi sempre più vasti.

Le importanti vittorie conseguite sui socialisti e la forza raggiunta dai Fasci locali fecero della regione una delle più care a Mussolini, che ricompensò con importanti cariche i capi del fascismo pugliese.

Araldo Di Crollalanza fu podestà di Bari, quindi sottosegretario e ministro dei Lavori Pubblici; il leccese Achille Starace fu segretario nazionale del Partito fascista per molti anni e uno dei più stretti collaboratori del duce; il foggiano Gaetano Postiglione, membro del Gran Consiglio del Fascismo, divenne sottosegretario alle Poste e direttore di importanti enti economici.

Questi uomini furono abili a sfruttare le loro posizioni di potere: il popolo pugliese, convertito al fascismo con la violenza, venne definitivamente conquistato grazie a numerosi provvedimenti economici ed importanti riforme.

I proprietari terrieri erano stati fra i principali sostenitori del fascismo e dalla sua vittoria, adesso guadagnavano la possibilità di impiegare a bassi costi la manodopera bracciantile, ormai del tutto impossibilitata a scioperare.

Il governo fascista, però, volle dimostrare che non aveva a cuore solo l’interesse di pochi ricchi, ma che avrebbe risolto la piaga del bracciantato e soddisfatto la fame di terra dei contadini, portando la pace e il benessere nelle campagne.

Così, in vaste aree del Tavoliere, della costa ionica e del Salento interno, furono avviati dei progetti di bonifica “integrale”. L’obiettivo di queste opere era prosciugare terreni paludosi, realizzare sistemi di irrigazione e costruire borghi rurali per i contadini. Questi ultimi avrebbero dovuto trasformasrsi in coloni, cioè coltivatori residenti non più nei grandi paesi, ma nelle campagne dove lavoravano.

Le bonifiche resero coltivabili migliaia di ettari di terreno, che diedero un importante contributo alla “battaglia del grano” promossa dal duce. Il piano di Mussolini era quello di incentivare la produzione granaria per rendere l’Italia indipendente dalle importazioni del prodotto estero.

Risultati minori ebbe l’insediamento dei contadini nelle terre bonificate, a causa dell’opposizione politica dei proprietari terrieri, che temevano di perdere il controllo sulla manodopera. In compenso, i latifondisti, stipulando con i contadini contratti di mezzadria, diedero il loro contributo alla diminuzione del numero dei braccianti, i quali si trasformarono in mezzadri.

Seguendo le istruzioni provenienti dallo stesso Mussolini, i fascisti pugliesi capirono anche che, per rafforzare il loro potere, dovevano guadagnare pure il consenso delle più mature e moderne popolazioni cittadine. A poco a poco le esigenze dei ceti urbani vennero considerate prioritarie rispetto a quelle dei ceti agrari e sempre più soldi pubblici vennero destinati a ingrandire le città e dotarle di nuove strutture.

Per prima cosa, vennero create le due nuove province di Taranto (1923) e Brindisi (1927), andando così incontro alle aspirazioni di quelle due città ormai divenute “grandi” e quasi pari a Lecce. Tutti i più importanti centri abitati furono dotati di nuovi edifici scolastici, ospedali, ville comunali e campi sportivi.

Nei capoluoghi sorsero imponenti edifici pubblici e caserme. A Taranto e a Bari (dove sorse anche la tanto sospirata Università) furono abbattute e ricostruite intere zone dei borghi antichi mentre un lungomare monumentale coronava il nuovo volto delle due città.

Furono ampliati i porti principali della regione e le strade; sorsero nuove arterie di comunicazione, come la Termoli-San Severo-Foggia-Cerignola, la Foggia-Bari via Andria, la statale ionica da Taranto alla Calabria.

Anche la rete ferroviaria venne potenziata, con il prolungamento delle ferrovie del Sud-est verso il Salento e con la creazione delle Ferrovie del Gargano e delle Calabro Lucane.

Infine, a Bari, nacque la Fiera del Levante, che doveva favorire gli scambi commerciali ed economici tra la Puglia e quei paesi oltre l’Adriatico verso cui l’Italia pianificava la sua espsnsione.

Dopo quello della violenza e degli eccessi compiuti dalle camicie nere, il fascismo mostrava a tutti la maschera ingannevole dello sviluppo e della crescita economica. Sotto di essa, si nascondeva il volto tremendo della dittatura che stava uccidendo la democrazia e la libertà.

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