HomeStoria della PugliaFederico II: la Puglia agli Svevi

Federico II: la Puglia agli Svevi

La regina Costanza fu l’ultima Altavilla sul trono del regno di Sicilia e, quindi, l’ultima regnante normanna a controllare la Puglia.

Il suo matrimonio con l’imperatore Enrico VI portò all’avvento degli Svevi, sotto la cui dominazione la nostra regione conobbe uno dei periodi più splendidi della sua storia, grazie, soprattutto, all’attenzione che le dedicò l’imperatore Federico II.

Figlio di Enrico di Hohenstaufen e Costanza d’Altavilla, egli nacque a Jesi nel 1194 e, a soli quattro anni, rimase orfano di entrambi i genitori, ereditando sia la corona imperiale tedesca che il Regno di Sicilia.

Gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza furono determinanti nella formazione della sua complessa e straordinaria personalità: Federico li trascorse a Palermo, capitale del regno normanno e già sede di un emirato arabo, vivendo nel clima di un’affascinante convivenza di razze, religioni e culture diverse.

Dopo aver affermato i suoi diritti sulle terre tedesche ed essere riuscito, con la forza, ad imporsi sui baroni ribelli, rientrò nell’amato Regno di Sicilia e, nel marzo 1221, visitò per la prima volta la Puglia.

Questa terra ricca di boschi, di fiumi e di testimonianze artistiche lo conquistò immediatamente ed egli ne fece la sua dimora preferita.

Nei successivi trent’anni, Federico vi fece costruire numerosi “castra“, “palatia” e “domus solaciorum”, che tuttora imprimono un carattere inconfondibile al paesaggio agrario ed all’assetto urbanistico della regione, costituendone una parte significativa del suo patrimonio artistico.

Nel 1223, addirittura, la capitale del regno fu trasferita da Palermo a Foggia, poiché la posizione geografica assegnava alla Puglia un ruolo strategico rispetto ai territori dell’impero e nella città dauna Federico fece costruire tre imponenti palazzi imperiali.

Divisa in quattro grandi province (Capitanata, Terra di Bari, Terra d’Otranto e Basilicata), l’Apulia fu pienamente coinvolta nel piano di riorganizzazione dello Stato voluto dal re ed attuato anche attraverso una fitta maglia di controllo.

A questo scopo venne pogettato un sofisticato sistema di castelli ed una rete di città e borghi, ripopolati ad hoc, come nel caso di Altamura o costruiti ex novo, come Castel Fiorentino, Herdonia o Lucera: quest’ultima divenne un’importante roccaforte difensiva che ospitava una numerosissima comunità saracena al lavoro per il sovrano.

Alla campagna Federico riservò sempre grande attenzione: Andria, per esempio, fu meta prediletta per la caccia e non deve meravigliare, perciò, che proprio nei pressi di Andria, a Castel del Monte, il re fece costruire uno dei castelli più imponenti e dei luoghi più misteriosi di tutta la storia medievale.

Non minore cura fu dedicata alle coste, inserite in un grande piano di revisione commerciale: Brindisi divenne, per esempio, sede di un importante cantiere navale e di una zecca e il principale porto di imbarco verso l’Oriente per i numerosi cavalieri e pellegrini diretti in Terra Santa.

Alla  corte del “Puer Apuliae” vennero coltivate molte discipline ed attività, sia artistiche che scientifiche, come la musica o la poesia.

Ma fu la caccia col falcone lo svago preferito da Federico, che lo interpretò anche come occasione di studio della natura, come attesta il trattato, da lui redatto, dal titolo “De arte venandi cum avibus”, corredato da pregevoli miniature.

Grande spazio veniva dato anche alla cura corporis, in cui l’igiene quotidiana si univa ai precetti della medicina.

Eppure, nonostante una costante attenzione alle scienze mediche, Federico cominciò ad avere problemi di salute.

Incurante dei disturbi fisici, nel novembre del 1250, volle comunque partecipare ad una battuta di caccia nella zona fra Foggia e Lucera. Qui, colto da un malore, fu trasportato a Castel Fiorentino, presso Torremaggiore, dove, il 13 dicembre, si compì la profezia che gli era stata rivelata anni addietro (e che erroneamente lo aveva indotto ad evitare per tutta la sua vita Firenze): “Tu morrai presso la porta di ferro, in un luogo che porta il nome fiore”.

Dopo la sua scomparsa, le redini del regno meridionale furono assunte dal figlio Manfredi, ma l’appoggio offerto dal pontefice agli Angiò fu determinante nella lotta per il potere e il giovane svevo, nel 1266, morì combattendo presso Benevento e Clemente IV incoronò Re di Sicilia Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia.

Iniziava una nuova fase della storia della Puglia.

Banner donazioni

Telegram PugliaIn

Per seguire in tempo reale tutte le news iscriviti gratuitamente al nostro canale Telegram

Antonio Verardi
Antonio Verardi
Storico dell’Arte. Ha collaborato con il Museo Pecci di Prato. Ha svolto attività di ricerca per la Facoltà di Lettere e Architettura. E’ docente di letteratura italiana, storia e storia dell’arte. Perito ed esperto per la Camera di Commercio di Bari è iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti dal maggio 2011.

Ultimi Articoli

spot_img
spot_img