La commissione europea dice sì alla vendita dell’extravergine vecchio, con un termine minimo di conservazione superiore agli attuali 18 mesi. “Un attacco alla qualità a danno dei consuamatori”, tuona Coldiretti, visto che dopo 18 mesi dall’imbottigliamento un extravergine perde tutte le caratteristiche organolettiche e, plausibilmente, non potrebbe essere venduto come tale ma bensì essere declassato a vergine.
Il voto espresso nella serata di ieri commissione Politiche dell’Unione europea, peraltro, non è quello definito visto che si deve ancora esprimere l’aula di Palazzo Madama. Ma i margini per ribaltare l’orientamento del governo ai dettati di Bruxelles sono ridottissimi, fermo restando gli equilibri in essere in Europa.
L’articolo 1 della legge europea 2015 – attualmente in discussione al Senato – prevede, infatti, la possibilità di imbottigliare un extravergine con una scadenza superiore a 18 mesi. Oggi, invece, un olio d’oliva extravergine oggi si può vendere ed è considerato ancora buono se ha un’età massima di 18 mesi dall’imbottigliamento.
Sulla questione è intervenuto Raffaele Fitto, europarlamentare pugliese e leader di Conservatori e Riformisti.
“Dopo l’olio tunisino l’Ue vuole inondare le tavole europee di olio vecchio a danno del “Made in Italy”, ma soprattutto dell’olio extravergine di oliva, che togliendo la scadenza dei 18 mesi perde le sue caratteristiche nutrizionali ed uniche. I dati Istat di oggi confermano che al Sud i prodotti locali sono un punto di forza e di crescita. L’Europa non può essere un ostacolo che penalizza i nostri agricoltori. Il Governo italiano ancora una volta non è in grado di difendere l’Agricoltura italiana: l’etichettatura è una garanzia alla quale non dobbiamo rinunciare, perché è sinonimo di garanzia e qualità”.











