Un punto da fare. 19 anni di attesa. E poi ieri sera la festa. La grande festa per tutta una città che si riscopre innamorata della sua squadra di calcio. Qualcuno non ha mai smesso di amarla. Qualcun altro ha girato la testa dall’altro lato nei tempi bui della serie D e della ripartenza. Qualcun altro ancora ha finalmente superato il terribile (sportivamente parlando) epilogo dello scorso anno contro il Pisa di Gattuso o contro l’Avellino del 2008.
Il Foggia di Giovanni Stroppa dopo 19 anni aveva un ultimo passetto da compiere per vincere matematicamente il proprio gruppo (C) della Lega Pro e raggiungere la tanto attesa promozione in serie B.
E ieri pomeriggio, dopo il fischio finale, con il pareggio per 2-2 ottenuto a Fondi sul campo dell’Unicusano, a due giornate dal termine della stagione regolamentare, aggiungendo un punto in classifica, i Satanelli foggiani sono diventati imprendibili dalle altre dirette concorrenti in classifica, con il Lecce che contemporaneamente veniva sconfitto in casa dal Messina (ma ormai la matematica non sorrideva più ai salentini).
Nella città laziale erano oltre 1000 i tifosi foggiani in traferta con autobus, macchine e furgoni, carichi di speranze e di bandiere, pazzi di gioia insieme ai propri beniamini. E poi una lunga sfilata in autostrada verso Foggia dove le piazze sono state colorate di rosso e di nero, e dove finalmente si poteva festeggiare.
Gioia vera, gioia pura, gioia essenziale.
Perchè se per qualcuno la serie B è una condanna, per il Foggia è una grande vittoria, il riscatto di una città attraverso il suo sport più amato e, chissà, un trampolino per tornare perlomeno a sognare quella grande era foggiana di un tempo sempre più lontano, quando Zeman e Signori, Rambaudi e Baiano, Mancini e Kolivanov facevano sognare i tifosi.











