Un cittadino di origine egiziana e naturalizzato italiano, di 59 anni e sposato con un’italiana è stato arrestato dalla Digos a Foggia perché accusato di essere affiliato all’Isis. Nell’operazione, condotta congiuntamente dalla Digos e dalla Guardia di finanza e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, è stata anche perquisita la sede di un’associazione culturale di Foggia, “Al Dawa”, di cui l’uomo era il presidente e sequestrati conti correnti. In totale sono state tre le perquisizioni, personali e domiciliari, eseguite all’alba dalla Polizia. Il Gico della Gdf ha proceduto al sequestro preventivo urgente della sede dell’associazione e dei conti correnti del cittadino egiziano.
L’indagine Bad Teacher finalizzata al contrasto del terrorismo internazionale di matrice islamica ha condotto all’arresto di Abdel Rahman Mohy Eldin Mostafa Omer, sposato con una donna italiana di 79 anni, teneva lezioni di religione ai bambini nel centro culturale islamico di Foggia, e sarebbe stato incastrato da alcune pubblicazioni su internet, e da ulteriori riscontri investigativi partiti da segnalazioni di operazioni sospette compiute dai due, e dalla discrepanza fra le disponibilità economiche e i redditi dichiarati.
L’attività investigativa si inserisce nel più ampio contesto operativo che nel luglio 2017 ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Bombataliev Eli, militante ceceno dell’ISIS, anch’esso indagato per associazione a delinquere con finalità di terrorismo internazionale e al quale il centro culturale avrebbe dato ospitalità. Le Fiamme Gialle hanno sottoposto a sequestro preventivo finalizzato alla successiva confisca l’intero immobile, sede dell’associazione culturale “AL DAWA” e tre rapporti finanziari, il tutto per un controvalore complessivo stimato in circa 370 mila euro.
Secondo gli uomini della Guardia di Finanza l’Imam si sarebbe procurato le disponibilità attraverso la cd. “zakat” (una sorta di raccolta fondi), personalmente operata nell’ambiente dei soggetti di fede islamica frequentatori della moschea “AL DAWA”, gestendo il denaro accumulato in maniera poco trasparente.



















