Le giovani generazioni di migranti da adulti non vogliono restare in Italia. Con una percentuale leggermente più alta rispetto ai loro concittadini “storicamente” italiani. Un dato rilevato dall’Istat che la dice lunga su quanto e come i più giovani vedono il proprio futuro e cosa pensano del proprio Paese.
E’ stato presentato oggi a Roma il Rapporto annuale Istat 2016 sulla situazione del Paese. Parlando di immigrazione e dei dati statistici sull’integrazione dei figli di immigrati nel nostro Paese, emerge un dato: sono in molti i giovani italiani di seconda generazione che non vorrebbero restare in Italia, ma spostarsi altrove.
La seconda generazione in senso stretto è quella dei nati da genitori stranieri nel paese di accoglienza. In senso lato raccoglie invece un insieme composito di ragazzi con diverso background migratorio, sia i nati in Italia sia quelli arrivati prima della maggiore età.
Dal 1993 al 2014 in Italia sono nati quasi 971 mila bambini appartenenti alla seconda generazione in senso stretto, con una tendenza alla crescita che si è invertita solo negli ultimi due anni. Ai ragazzi nati in Italia, che rappresentano il 72,7% degli stranieri con meno di 18 anni, vanno aggiunti i giovanissimi arrivati insieme ai genitori o per ricongiungimento familiare. Negli anni molti bambini e giovanissimi di origine straniera sono divenuti italiani.
Sono sempre di più, infatti, i minori che acquisiscono la cittadinanza italiana per trasmissione dai genitori e coloro che, nati in Italia, scelgono di prendere la cittadinanza italiana al compimento del diciottesimo anno di età. In ogni caso, anche al di là della cittadinanza formale, le seconde generazioni sono sospese tra diverse culture e appartenenze.
Tra i ragazzi stranieri che frequentano le scuole superiori la quota di coloro che si sentono italiani sfiora il 38%, il 33% si sente straniero, mentre il 29% preferisce non rispondere alla domanda. Le seconde generazioni seguono, così come gli adulti, modelli diversi di inserimento sociale.
Alcune collettività, come quella romena, sono molto aperte all’interazione con gli italiani e inclini ad assimilare usi e costumi; altre comunità, come quella cinese – più chiuse alla cultura nostrana e alle relazioni con gli italiani – si attestano su modelli di tipo pluralista.
In ogni caso per molti ragazzi stranieri l’Italia non è il paese in cui vogliono vivere da grandi, il 46,5% immagina la propria vita da adulto in un altro paese, una percentuale poco sopra a quella rilevata per gli italiani (42,6). Gli atteggiamenti di apertura nei confronti della cultura italiana e le relazioni con amici italiani contribuiscono molto al radicamento sul territorio; va però segnalato che la più elevata propensione a vivere in Italia da grandi si riscontra fra i ragazzi cinesi, nonostante i contatti meno frequenti con gli italiani.












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