HomeStoria della PugliaGli anfiteatri romani a Lecce

Gli anfiteatri romani a Lecce

In epoca romana Lecce (Lupiae per i latini) era probabilmente considerata una città chiave nello scacchiere del Mediterraneo, se è vero che il Comune salentino è l’unico in Italia, a parte Roma, a conservare, nel suo territorio, ben due anfiteatri: quello nella centralissima piazza S. Oronzo e quello nell’area di Rudiae.

Quest’antica cittadina sorgeva alle porte del capoluogo salentino ed è nota anche per aver dato i natali al poeta Quinto Ennio, uno dei fondatori della letteratura latina.

A Rudiae i Romani, dopo la conquista del Salento alla metà del III sec. a.C., vollero creare il centro più importante e iniziarono a costruire alcuni edifici pubblici, come l’anfiteatro.

In seguito, con l’età di Augusto, fu Lecce a prendere il sopravvento e così venne costruito un nuovo anfiteatro, più grande e più moderno. E’ interessante confrontare i due siti, perchè essi sono esempi di diverse tipologie costruttive: quello romano nel cuore di Piazza Sant’Oronzo è a struttura vuota ed è più recente, mentre quello di Rudiae, più antico, è a struttura piena, cioè con la cavea dove sedevano gli spettatori riempita con un terrapieno.

L’anfiteatro di Rudiae costituisce sicuramente un unicum tra edifici simili di età repubblicana, concentrati a sud di Paestum, tra Lazio e Campania, e si distingue anche per le notevoli dimensioni.

Del resto, con i Romani, giungono nel Salento nuovi modi di organizzare la vita pubblica e i munera (i giochi dei gladiatori) e le venationes (le cacce con gli animali selvatici, provenienti dall’Africa) giocavano il ruolo che oggi è svolto dai campionati di calcio: ci volevano quindi grandi strutture per contenere un ampio numero di spettatori. Oggi sono visibili alcuni tratti del precinzio, il muro che circonda questo grande ovale lungo 80 metri e largo 40 e l’aditus màximus, cioè l’ingresso riservato ai gladiatori e alle fiere, ma il sito è perfattamente conservato.

Inserito in un parco pieno di ulivi l’anfiteatro racconta la vita dell’antica civiltà messapica.

Al suo interno sono state rinvenute ceramiche, ossa di animali e perfino delle ostriche, questo perchè, una volta «disattivato, nel sesto secolo dopo Cristo, l’anfitetaro è stato utilizzato come scarico di tutto ciò che non serviva.

Notevole come dimensioni è anche il teatro di Lecce. In piazza S. Oronzo, gli scavi hanno riportato alla luce la cavea, rivestita in opera quadrata e divisa in sei cunei da cinque scalette radiali e la zona dell’orchestra, che era il luogo riservato all’evoluzione del coro, alla quale si accedeva mediante una stretta galleria coperta. Davanti all’orchestra, pavimentata a lastre rettangolari di calcare bianco, si notano ancora tre larghi gradini che girano a semicerchio, sui quali venivano, all’occorrenza, collocati seggi mobili riservati ai notabili. Dietro i gradini è presente un muretto (balteus) e, dietro l’orchestra, oltre al canale destinato a raccogliere il sipario, si può dedurre ancora la presenza della scena.

D’incerta datazione, il monumento è assegnato al periodo augusteo, al quale apparterrebbero alcuni frammenti della decorazione fittile del balteus, mentre all’età degli Antonini si vuole risalgano le statue marmoree che adornavano il teatro.

Si suppone che il teatro fosse capace di ospitare un pubblico di oltre 5.000 spettatori, per il quale venivano rappresentate tragedie e commedie.

La scoperta di questi siti porta Lecce a competere con orgoglio con la più conosciuta Pompei,il cui anfiteatro, per esempio, è più piccolo di quello leccese e meno antico di quello di Rudiae.

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Antonio Verardi
Antonio Verardi
Storico dell’Arte. Ha collaborato con il Museo Pecci di Prato. Ha svolto attività di ricerca per la Facoltà di Lettere e Architettura. E’ docente di letteratura italiana, storia e storia dell’arte. Perito ed esperto per la Camera di Commercio di Bari è iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti dal maggio 2011.

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