I Pastori della Costa, un comitato per la salvaguardia di un tesoro naturalistico nel territorio di Polignano a Mare

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Il blu del mare, il rosso tipico della nostra terra, il bianco dei trulli. Questa è la tavolozza che si può ammirare in uno dei tratti ancora incontaminati della costa pugliese. Siamo nella zona di Costa di Ripagnola, a nord di Polignano a Mare, un’area ricca di storia e natura che rischia di essere cancellata. Abbiamo chiesto ad Alessandro Rutigliano, dottore forestale e portavoce del comitato “I Pastori della Costa”, di raccontarci le vicende legate a questo luogo e le minacce che questo patrimonio sta subendo negli ultimi anni.

Qual è la storia di Costa di Ripagnola e cosa è successo negli ultimi tempi?

La storia di Costa di Ripagnola è iniziata dopo la vendita di alcuni appezzamenti da parte della famiglia Valentini. Nei primi anni del 2000, periodo in cui è avvenuto questo passaggio, alcuni imprenditori hanno iniziato a modificare il territorio, in particolar modo nella zona vicino alla complanare. Sono stati lavori significativi di livellamento del terreno – che hanno determinato l’eliminazione di rocce affioranti e di parti di vegetazione – per realizzare coltivazioni di palme e ortaggi. Le prime hanno avuto la peggio con l’avvento del punteruolo rosso, mentre le seconde hanno continuato a prosperare. Negli anni successivi sono stati presentati al Comune diversi progetti dalle finalità turistiche. Nel 2010 è stato prospettato un campo da golf che avrebbe inglobato le zone a mare e a monte della Strada Statale 16, bocciato dalla Regione nel 2013. Subito dopo sono arrivate altre proposte, tra cui quella del Parco dei Trulli.

Quale tipo di modifiche avrebbe previsto il Parco dei Trulli?

Il Parco dei Trulli sarebbe dovuto essere un villaggio turistico con ospitalità diffusa, in cui i trulli preesistenti sarebbero stati adoperati come strutture per l’accoglienza. La viabilità interna doveva essere garantita da piste ciclabili e altri interventi per rendere la fruizione dei luoghi facilitata. In più erano state chieste delle concessioni demaniali sulla costa per costruire delle pedane per il posizionamento di attrezzature quali lettini. Proprio a gennaio la Regione ha bloccato anche questo progetto, nel rispetto delle norme tecniche di attuazione del piano regolatore di Polignano e della tutela del paesaggio. La Costa di Ripagnola rappresenta un unicum nel contesto del territorio costiero della provincia di Bari con la presenza di beni sì vincolati dal Piano Paesaggistico Territoriale della Regione (PPTR) ma a macchia di leopardo.

Esistono altri vincoli di tutela di questo paesaggio?

Nel 1997, la legge regionale 19 permise di individuare, in Puglia, le aree da tutelare. Anche la costa di Polignano, all’altezza della SS16, figurava in questo elenco. A quei tempi il Comune di Polignano, ente designato per l’istituzione di quest’area protetta, non intraprese l’iter burocratico per la salvaguardia del luogo.

E i cittadini? Qual è stato il loro rapporto con la Costa di Ripagnola?

Per quanto riguarda la fruizione pubblica della costa, c’è stata un’aggressione da parte di tutti. Ad esempio di chi andava al mare senza rispettare l’ambiente: ci sono stati accumuli di spazzatura, sia nelle aree private sia in quelle pubbliche, e il parcheggio – effettuato in zona privata, fuori dal regolamento comunale – ha distrutto una duna fossile, compromettendo alcuni habitat presenti. Non dimentichiamo, oltre a ciò, il problema degli incendi che hanno interessato la macchia a ginepro.
Ora i privati hanno impedito qualsiasi accesso alle automobili nelle vicinanze e l’unico modo di arrivare è lasciare il proprio mezzo a Cozze o a Cala Fetente e percorrere un chilometro a piedi. Inoltre nell’area è praticato in maniera estensiva il diserbo durante il periodo delle fioriture primaverile, vietato dalla legge regionale 45/2014. A novembre, proprio a fronte di tutte queste vicende, è nato il comitato “I Pastori della Costa”, che ha sede a Conversano ma di cui fanno parte persone residenti nell’intera provincia barese.

Qual è l’obiettivo de “I Pastori della Costa”?

Lo scopo del comitato è far conoscere l’esistenza di quest’area che vuole essere tutelata e proporre un progetto che preveda la protezione della costa e la possibilità di sviluppare un turismo ambientale.

Quali esempi di patrimonio naturalistico e culturale potrebbero essere oggetto di questa tipologia di turismo?

Dal punto di vista morfologico e storico abbiamo le grotte che, oltre ad essere un bene di interesse geologico, rivestono un ruolo importante in archeologia: al loro interno sono state individuate tracce di insediamenti umani passati, proprio come in altre zone di Costa di Ripagnola, già sotto vincolo, i cui scavi passati hanno rivelato testimonianze del Neolitico e del periodo Preclassico. Queste stesse cavità scavate nella roccia sono il riparo per alcune specie di chirotteri, pipistrelli che purtroppo non sono ancora stati studiati in ambito naturalistico e zoologico.
C’è una duna fossile che accoglie un ettaro di ginepro, un habitat ai sensi della direttiva 92/43/CEE del 1992. Inoltre, secondo studi condotti dall’orto botanico dell’Università degli Studi di Bari, vi sono anche altri ambienti, costituiti da diverse specie di interesse comunitario, che si configurerebbero come oggetto di tutela.

Di cosa si sta occupando il comitato, in questo momento, per salvaguardare questo tratto di costa ancora incontaminato?

Stiamo cercando di proteggere lo stato attuale di quei luoghi, muovendoci in maniera tecnica, dedicandoci alla scrittura di un piano di salvaguardia totale dell’area. Parte di questo lavoro è stato già presentato agli enti pubblici, al fine di proporre un intervento sul Piano Regolatore Generale per introdurre accessi all’area, parcheggi e il ripristino della stazione ferroviaria di Cozze, per favorire una mobilità e una fruizione sostenibile dei luoghi. Stiamo coinvolgendo a vari livelli i cittadini: dalla redazione del progetto alla sensibilizzazione. È necessario essere presenti e rispettare gli habitat naturali con i quali veniamo in contatto, anche solo cercando di non deturpare con i nostri rifiuti queste rare meraviglie, custodi di bellezza e biodiversità.

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