La repressione austriaca e borbonica, seguita ai primi moti insurrezionali del 1820, aveva respinto nell’ombra le sette liberali pugliesi che, tuttavia, non smobilitarono, continuando nella propria azione clandestina anche negli anni successivi, sotto Francesco I e Ferdinando II (1825-30).
Così, nel biennio 1848-49, anche in Puglia, come in tutta Europa, esplose una nuova ondata rivoluzionaria e molti cittadini presero parte alle lotte per l’indipendenza che caratterizzarono la cosiddetta “Primavera dei Popoli”.
La sera del 31 gennaio 1848, a Bari (e in tutta la Puglia) giunse la notizia che re Ferdinando, costretto dalle rivolte popolari, aveva dato il suo assenso alla istituzione di un Parlamento e alla concessione di una Costituzione.
Fu un tripudio generale che affratellò di colpo tutti i ceti.
Nella provincia di Bari si fecero notare tre patrioti, definiti, nei rapporti di polizia del tempo, “demoni del paese” e “nemici del re”: Francesco Cirielli, Francesco Raffaele Curzio e Giulio Cesare Luciani.
Soprattutto, però, emerse la figura di un intendente che, sotto il regno di Ferdinando II, si era adoperato molto per attenuare il rigore della politica borbonica nei confronti degli oppositori del regime: il marchese di Montrone, Giordano de’ Bianchi Dottula.
Saranno questi uomini a guidare l’azione politica e ispirare l’esperimento di una “Dieta”.
Il 2 luglio del 1848, infatti, venne convocata a Bari una sorta di assemblea (la Dieta, appunto), che doveva unire i delegati di ogni comune pugliese in un nuovo governo provvisorio, sorto con lo scopo di gestire il momento di trapasso dall’assolutismo borbonico al governo repubblicano e, soprattutto, di scrivere una Costituzione.
La Dieta, presieduta dall’avvocato Nicola Palumbo di Trani, si riunì nella “casina” municipale che sorgeva al lato del Comune e inaugurò i suoi lavori alla presenza di un pubblico numeroso e competente, fra cui Felice Garibaldi (fratello del più famoso Giuseppe), che faceva anche parte della Guardia Nazionale e commerciava in olio a Bari da molti anni.
L’impegno della Dieta fu notevole e appassionato.
Tuttavia, nonostante la buona volontà, l’assemblea non ebbe mai lo sperato successo, evidenziando anzi profonde divergenze.
Il suo destino, dunque, fu presto segnato e la reazione del Re di Napoli, immediata.
Le truppe borboniche, al comando del generale Marcantonio Colonna, occuparono il 22 luglio Cerignola e, nei giorni successivi, dopo aver preso il controllo di Trani e Molfetta, entrarono minacciose in Bari.
I rivoltosi furono arrestati e la Dieta sciolta immediatamente.
La restaurazione del dispotismo borbonico continuò per tutto il 1849 e si fondò sull’impiego della forza e del terrore: vennero aboliti i simboli libertari e posta al bando la bandiera tricolore; vennero revocati i privilegi e annullate tutte le garanzie costituzionali; gli studenti che si erano lasciati coinvolgere dallo spirito libertario della Dieta furono perseguitati e gli impiegati colpevoli di aver aderito alle nuove idee vennero licenziati.
Infine, tutti i liberali pugliesi che avevano fatto parte della Dieta o l’avevano appoggiata, vennero processati e imprigionati, o costretti a fuggire all’estero e in altri Stati italiani per poter continuare la lotta contro la tirannia borbonica.











