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Il fisco usa i motori di ricerca?

Chi non ha mai fatto una ricerca sul motore di ricerca più noto al mondo? Ecco, ma tutte quelle parole digitate sulla rete generano profitti e i profitti, lo sanno i nostri connazionali, sono salatamente tassati dal fisco italiano. Eppure alle multinazionali, ai colossi del web, risulta più semplice eludere le tenaglie d’Equitalia.

La Guardia di Finanza in simbiosi con la Procura di Milano, stanno definendo l’ammontare del contenzioso contro la Google, per i 300 milioni di euro evasi dal 2008 al 2013. Il procuratore Greco ha aperto un fascicolo penale per frode fiscale, elogiato perfino dal “The Times” di Londra, a dimostrazione che il nostro Paese “usa il pugno duro” con la casa statunitense.

Infatti nel Regno Unito, per un caso analogo, la casa di Mountain View ha pagato una aliquota pari a circa il 3% dei redditi prodotti. Mentre da noi si parla di un accordo intorno ai 150 milioni di euro di restituzioni. Praticamente uno sconto del 50% sull’evaso o nei casi più estremi, si potrebbe arrivare a 220 – 270 milioni, comunque sia meno dell’evaso.

Ed è su questo punto che s’incardina l’incoerenza del mostro fiscale forte coi deboli e debole coi forti. Com’è possibile che i grandi evasori non solo non incorrano in aggi, sanzioni, interessi di mora ecc, ma addirittura debbano restituire cifre inferiori al maltolto? Qual è la ratio? E’ ovvio che, a bocce ferme, conviene frodare il fisco. Le attività vanno avanti cinque, dieci anni, senza che nessuno contesti nulla, quindi mi avvantaggio di maggiore liquidità e quando sono pizzicato dall’Autorità pagherò comunque somme inferiori a quelle illecitamente sottratte.

Passa un messaggio sbagliato,  cocente per le PMI e per chi ogni giorno combatte contro le storture del sistema. E’ un invito a delinquere che passa sotto il velo dell’ingiustizia sociale.

Dal “too big to fail” (troppo grande per fallire) siamo passati al: “Troppo grande per pagare”. Ma è una paura infondata, perché il mercato europeo fa gola, e nessuna grande casa potrebbe ignorare un mercato così fruttuoso per il sol fatto d’applicare le leggi.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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