Il popolo greco ha detto no al referendum e ora si apre una settimana decisiva per il futuro del Paese. E oggi la delegazione guidata da Tsipras andrà subito a Bruxelles per rilanciare le trattative. Tutte le Borse europee hanno aperto in rosso. In serata è previsto un vertice Merkel-Hollande, domani l’Eurogruppo. Questi i risultati definitivi diffusi dal ministero dell’Interno di Atene: i no sono stati il 61,31%, i sì al 38,69%. Hanno partecipato al voto 6.161.140 cittadini, pari al 62,5% degli aventi diritto.
Yanis Varoufakis se ne va. All’indomani della vittoria del “no” al referendum sull’Europa, il ministro delle Finanze greco annuncia via twitter – un po’ a sorpresa – la sua uscita dal governo Tsipras. “Subito dopo l’annuncio dei risultati del referendum, mi è stata resa nota una certa preferenza, da parte di alcuni membri dell’Eurogruppo e di partner ‘assortiti’, per una mia ‘assenza’ agli incontri – ha spiegato lo stesso ministro sul suo blog -: un’idea che il primo ministro ha giudicato come un aiuto potenziale ai fini del raggiungimento di un accordo. Per questa ragione lascerò oggi il ministero delle Finanze”.
In caso di vittoria del “sì” pochi giorni fa Varoufakis aveva sostenuto che si sarebbe dimesso per non firmare un accordo che sarebbe stato “un male per la Grecia e un male per l’Europa”.
Varoufakis – che proprio dai colleghi europei dell’Eurogruppo, in una riunione di fine aprile a Riga, in Lettonia, sarebbe stato definito “perditempo, giocatore d’azzardo e dilettante” – ieri sera aveva parlato con i giornalisti durante lo scrutinio elettorale. “Il nostro obiettivo era ed è la ristrutturazione del debito e la fine dell’austerità” ha sostenuto. E se un’uscita dall’esecutivo di Atene sembra inspiegabile alla luce di quanto affermato nei giorni scorsi, bisogna anche registrare indiscrezioni di stampa secondo cui il responsabile delle Finanze avrebbe confidato ad alcuni amici che, a prescindere dall’esito del referendum, avrebbe lasciato: “Mollo e me ne vado in America. Dove farò un sacco di soldi”.
E chissà che Varoufakis non avesse già capito che un suo passo indietro era considerato auspicabile dal leader del governo ellenico.











