Hai deluso chi ti guardava, le risorse per sopravvivere stentano e il gruppo a cui ti affidi, adesso, è composto da qualche elemento esperto e tantissime carneadi. Il mondo, il tuo mondo, è a un passo dal crollarti addosso. Due strade si profilano all’orizzonte: o ti lasci andare al tuo destino apparentemente già segnato oppure, come un novello Valentino Mazzola, ti rimbocchi le maniche e inizi a pedalare. E vinci casomai i mondiali, come cantava Luciano Ligabue.
La Bari della stagione 2013/14 non ha vinto il suo mondiale per un pelo. Durante la semifinale di ritorno dei playoff promozione, una rete di Laribì a sei minuti dal termine sul campo del Latina svegliò il Bari di Galano, Sciaudone, Çani e Joao Silva dall’incredibile sogno serie A. Nonostante l’uscita di scena dalla corsa per la promozione, i tifosi del Bari accorsero in aeroporto per acclamare la squadra, al rientro dalla trasferta laziale, come fossero vincitori. Avevano portato a termine con successo il proprio personale viaggio dell’eroe.
Dalle ombre del calcio scommesse e lo spettro del fallimento, Galano&Co. avevano fatto innamorare una città. Un film in calzoncini e maglietta che oggi, grazie al lavoro della casa di produzione Dinamo Film, approda al cinema il prossimo giovedì 29 gennaio con Una meravigliosa stagione fallimentare, terza puntata dell’ideale saga sportiva sulla squadra biancorossa che comprende U Megghie Paise – dedicato alla promozione in serie A con Antonio Conte in panchina – e Non cresce più l’erba – documentario sul calcio scommesse nel tunnel degli spogliatoi del San Nicola.
“La Dinamo Film sente ormai il tema Bari come suo – racconta Fabio Fanelli, autore di Una meravigliosa stagione fallimentare – Quando l’anno scorso la situazione ha iniziato a prendere quella piega inaspettata, in molti ci hanno domandato se avessimo già in mente di realizzare un film”.
I selfie di Sciadone erano già consuetudine quando il boato del San Nicola festeggiava la rete di Lugo Martinez nell’1-0 contro il Cittadella che valse la quinta vittoria consecutiva ed il sesto posto in classifica. Le riprese iniziano da lì. “Abbiamo iniziato a seguire la squadra in trasferta e negli spogliatoi – ricorda Fabio – Una delle cose più belle del film è l’insolita prospettiva del racconto, che nasce dal punto di vista del campo, della squadra, dei ragazzi”.
L’archetipo della rivincita. Il viaggio dell’eroe narrato in Una meravigliosa stagione fallimentare, spogliato da ogni connotazione sportiva, è una metafora di come impegno, dedizione e una buona dose di priscio possano reindirizzare la storia personale e collettiva di ognuno di noi. “Il film parla di emozioni che sono universali – osserva Fabio – Parla di persone che vivono una condizione di difficoltà, e si uniscono e decidono che possono rovesciare gli eventi sfavorevoli. Può parlare ad appassionati di calcio e non, può parlare ai baresi ma non solo”.
La ricostruzione dei fatti, che ha comportato un complesso lavoro di “scissione identitaria” fra narratore distaccato e tifoso partecipe – “Una storia per parlare a tutti non deve dare nessun elemento per scontato”, ammette Fabio – mette in luce la vera protagonista della pellicola: l’intera città, le sue emozioni e la voglia di far festa. “La città pian piano è tornata ad innamorarsi della squadra che l’aveva delusa – spiega Fabio – Questa crescente febbre collettiva l’abbiamo identificata nella parola priscio, che secondo noi (il regista Mario Bucci, il produttore Ivan D’Ambrosio e l’autore Giuseppe De Bellis, n.d.r.) descrive perfettamente quanto è successo. Un entusiasmo contagioso che poi ha portato le gesta sportive del a diventare oggetto di cronaca a livello nazionale”.











