HomeCulturaArteIl valore residuale della scultura

Il valore residuale della scultura [Gallery]

Residuale può essere lo spazio di una scultura, e insieme il suo tempo e la sua essenza; residuale è la memoria che l’uomo ha degli oggetti e dei luoghi, molto spesso abbandonati, che ha attraversato e vissuto. Residuale è anche l’aggettivo che descrive (e intitola) la mostra personale di Giovanni Termini allestita nella galleria barese ARTcore, risultato di uno studio sulla condizione sociale dell’uomo all’epoca della crisi economica e, contestualmente, sul ruolo e sulla natura della scultura oggi.

I “reperti”, recuperati con un’attitudine archeologica, vengono combinati da Termini per realizzare nuove creazioni a mezza via tra il ready-made e l’assemblaggio, secondo dinamiche processuali che si legano strettamente al concetto di una “meta-scultura” in cui far confluire riflessioni di natura sociale e tecnico-estetica.

Ispirato da un equilibrato minimalismo, l’artista propone frammenti di architetture effimere e oggetti “in-potenza” che rappresentano la relazione tra il gesto compiuto dallo scultore e quello corrispettivo dell’essere umano nel suo vivere quotidiano.

Così, in un continuo gioco di rimandi e ricostruzioni plastiche, il reperto – pannelli in cartongesso o in legno piuttosto che una vecchia giostra per bambini – diventa scultura e, a sua volta, l’installazione assume l’aspetto dell’oggetto ritrovato e collocato in uno spazio che solo inizialmente non sembrerebbe funzionale; Giovanni Termini crea così “un vuoto pneumatico inserendo nello spazio espositivo oggetti differenti che appaiono come nell’istante di trasformarsi in scultura e viceversa” (Lorenzo Bruni, testo di presentazione della mostra).

Tutto nelle opere esposte – singole presenze che si raccordano in un unico discorso oggettuale e concettuale – riconduce all’idea di partenza, cioè esprimere con il linguaggio scultoreo ciò che la realtà di tutti i giorni produce di fisico o di intangibile, perché il “residuo” non è solo quanto rimane del mondo reale, modernista e industriale, ma anche quello che persiste nella percezione e nella memoria che l’uomo ha del contesto che lo circonda.

È d’altronde questo l’obiettivo di Termini, “evocare lo spazio mentale e fisico di fronte alle superfici o alle presenze” residuali che compongono il presente, di cui l’essere umano rimane, nonostante tutto, strumento e unità di misura. Un “io nel mondo” di heideggeriana memoria che “deve essere non solo conservato, ma riadattato” facendo ricorso a quel linguaggio (non ancora morto) rappresentato dalla scultura.

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