Ilva, siamo alla stretta finale per poter capire quale sarà il futuro dell’impianto di Taranto e delle migliaia di lavoratori che vedono il proprio destino legato a doppio filo alla siderurgia jonica.
E mentre il governo, tra le polemiche e le resistenze politiche (in Puglia fortissime) ha varato il decimo decreto-Ilva, di fatto prorogando ulteriormente i termini per i lavori di bonifica e di sanificazione ambientale e sollevando (in sintesi) i futuri proprietari da molte delle responsabilità in materia, scadono i termini per la presentazione delle delle offerte da presentare ai Commissari Straordinari dell’Ilva per partecipare alla gara per l’acquisizione dei complessi aziendali.
E’ Luigi Morgante, consigliere regionale di Area Popolare, a sottolineare come “per lo stabilimento tarantino e per l’intera comunità locale è arrivato finalmente il momento della verità. Quanto avvenuto nel passato, recente e remoto, è ormai noto, anche alle cronache giudiziarie: così come è nota la contrapposizione tra il lavoro da una parte, l’ambiente e la salute dall’altro, che ha prodotto conseguenze devastanti i cui effetti sono ben lontani dall’essersi esauriti”.
“Per questo – sottolinea Morgante – in una fase così delicata mi sembra saggio e doveroso non parteggiare per nessuna delle cordate in campo, ma attendere l’esito delle valutazioni del piano industriale – che dovrebbe puntare necessariamente sul ritorno alla piena produttività, per rilanciarsi sui mercati internazionali e ridare lustro al comparto dopo un lento e inesorabile declino, impegnandosi per il mantenimento degli attuali livelli occupazionali e con adeguate garanzie per l’indotto – e parallelamente del piano di bonifica e risanamento ambientale, per non sacrificare ancora una volta una comunità a interessi tali da spazzare via il diritto alla salute, all’esistenza e alla dignità dei lavoratori, delle loro famiglie e dell’intero territorio”.
Ancora nulla di certo su chi sarà il nuovo proprietario dell’Ilva. Sono due le offerte arrivate, sono quelle di AcciaItalia e ArcelorMittal-Marcegaglia. AcciaItalia Spa – società partecipata da Acciaieria Arvedi Spa (22,20%), Cassa depositi e prestiti Spa (44,50%) e DelFinSarl (33,30%) – ha presentato la propria offerta (che prevede Giovanni Arvedi alla guida del nuovo Cda Ilva). La seconda offerta vede in campo una joint venture tra il leader mondiale dell’acciaio ArcelorMittal e il gruppo italiano Marcegaglia.
A comunicarlo, dopo la scadenza (ore 12 del 30 giugno) i Commissari Straordinari di Ilva in Amministrazione Straordinaria, Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba. I Commissari comunicheranno al ministro dell’Ambiente, la presentazione dei Piani Ambientali.
Una terza offerta al momento non accettata dai commissari, è quella presentata dal consorzio Ionian Shipping, nei mesi scorsi dato come alleato di Saga, la società di logistica del finanziere bretone Vincent Bollorè, che non avrebbe presentato l’intera documentazione necessaria per la domanda di acquisizione Ilva, ma non è detto che non possa essere integrata alle altre due nella presentazione dei Piani al ministero.
Intanto i sindacati sono sul piede di guerra dopo il recente decreto del Governo. Fim, Fiom e Uilm di Taranto hanno chiesto un incontro urgente alle commissioni Ambiente e Attività Produttive della Camera dei deputati per discutere del decreto e hanno proclamato uno sciopero dei lavoratori diretti e dell’appalto per le ultime 4 ore del primo turno di lavoro per il 14 luglio, in occasione della visita a Taranto della Commissione dei parlamentari europei Envi (Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare).











