Il decreto Ilva verrà discusso e votato, ma con la fiducia. Il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi ha posto, infatti, la fiducia a nome del governo sul provvedimento che riguarda le acciaierie di Taranto. La questione di fiducia è stata posta su un maxi emendamento interamente sostitutivo del precedente testo.
“La nuova formulazione – afferma il ministro Boschi – recepisce le modifiche apportate” dalle commissioni competenti. Il testo stabilisce dunque disposizioni urgenti per l’Ilva e per lo sviluppo della città e dell’area di Taranto. I relatori hanno poi illustrato all’aula il provvedimento, ricordando che le misure del decreto mirano ad assicurare la continuità produttiva e l’occupazione del polo siderurgico e la prosecuzione del risanamento ambientale dell’area di Taranto, attraverso lo sblocco dei crediti, gli investimenti nell’ammodernamento dello stabilimento siderurgico, la salvaguardia delle imprese dell’indotto.
Intanto l’Ilva ha comunicato ai sindacati dei metalmeccanici la fermata dal 19 marzo dell’altoforno 5, che garantisce circa il 50% della produzione di ghisa. Lo rende noto la Fim Cisl. Contestualmente resterà chiuso l’altoforno 1, ancora in manutenzione. I contratti di solidarietà andrebbero a toccare oltre 4mila lavoratori e scatteranno a partire dal 2 marzo.
Un decreto (il settimo in poco più di due mesi) che però non convince affatto gli esponenti pugliesi di M5S: “mortifica ancora una volta Taranto ed i tarantini”.
“Tra i temi trattati non potevano mancare anche i debiti dell’ILVA verso i lavoratori dell’indotto e la situazione dell’ex Cemerad di Statte, una vera e propria minaccia ambientale con migliaia di fusti, ammassati in torri alte fino a venti metri in un semplice capannone di lamiera e molti dei quali contenenti scorie che emanano radiazioni, abbandonate a poche chilometri dal quartiere Paolo VI di Taranto da oltre vent’anni.
“I crediti vantati dalle imprese dell’indotto del siderurgico tarantino ammontano a circa 100 milioni di euro per il solo 2015 – dichiarano i parlamentari pugliesi 5 Stelle e la candidata governatrice Antonella Laricchia – Con un nostro emendamento abbiamo proposto di recuperare la somma dal fondo del finanziamento pubblico ai partiti, pari a 91 milioni di euro. Ovviamente, ci siamo scontrati contro il muro della maggioranza che, bocciando la nostra richiesta, continua ad anteporre i propri privilegi di casta ai lavoratori”.
Per la vicenda Cemerad sono stati stanziati, invece, 10 milioni di euro ma si tratterebbe di fondi che vengono sottratti ad altre importanti voci di spesa destinate al territorio pugliese.
“Il PD vuol fare il gioco delle tre carte con questa dotazione finanziaria – commentano i 5 Stelle – Dal Fondo per il dissesto idrogeologico della Puglia vogliono destinare una somma pari al 50% del totale a disposizione per la bonifica del sito. Il M5S sostiene da tempo che Cemerad dev’esser caratterizzata, messa in sicurezza e bonificata. Non si sa ancora, infatti, cosa ci sia dentro il sito perché manca una caratterizzazione completa delle migliaia di fusti presenti e non si hanno notizie dei risultati della caratterizzazione dei fusti per conto del Comune di Statte effettuati con fondi dalla Provincia di Taranto che avevano proprio quest’obiettivo. Questo – continuano i portavoce M5S – deve avvenire il prima possibile con fondi extra e non con quei pochi già stanziati e destinati a ridurre il dissesto idrogeologico che ha creato ingenti danni sul Gargano e nella zona di Ginosa nel tarantino. Abbiamo proposto di utilizzare un fondo già esistente del Ministero dell’Economia e delle Finanze, usato proprio per ‘varie ed eventuali’ per stanziare gli interventi necessari per Cemerad. Dopo tutti i danni causati dalla cattiva politica, ci sembra quantomeno il minimo per Taranto e per la Puglia! Peraltro ancora non si comprende che colpa abbiano i tarantini per meritare tutto questo”.











