Per l’Ilva inizia oggi una nuova era. Dopo una lunghissima trattativa, dopo il bando e la scelta di ArcelorMittal, dopo un accordo che prima sembrava sul punto di spezzarsi e dopo è stato faticosamente accettato e sottoscritto al Mise, ed infine approvato a grandissima maggioranza dai lavoratori dell’impianto siderurgico tarantino, a partire da oggi l’azienda torna in mano ai privati dopo il commissariamento seguito alle inchieste sugli ex proprietari Riva. A prendere il timone della più importante azienda siderurgica italiana sarà la multinazionale lussemburghese ArcelorMittal, primo produttore mondiale di acciaio e vincitore della gara di aggiudicazione a giugno 2017.
Un accordo che non a tutti è sembrato trasparente e lineare, ma che alla fine era l’unica soluzione praticabile per garantire la sopravvivenza alla fabbrica tarantina. Ma fanno tanta paura, soprattutto ai sindacati, quei 2000 esuberi che verranno mantenuti in carico dalla vecchia proprietà e che verranno incentivati al prepensionamento e all’esodo volontario.
I SINDACATI
“Sicuramente chiederemo una riunione per iniziare la discussione area per area. Dobbiamo definire ed applicare regole e norme che dovranno disciplinare il passaggio dei 10.700 lavoratori previsti dall’intesa al Mise da Ilva in amministrazione straordinaria ad ArcelorMittal”. A parlare è Antonio Talò, segretario Uilm Taranto. “Dando per scontato che entro ottobre i 10.700 siano stati individuati e che ciascuno abbia fatto la transazione individuale, preliminare per il passaggio dall’Ilva a Mittal (8.200 per il solo sito di Taranto), i lavoratori interessati andranno a libro paga di Mittal con la formula del distacco da Ilva in amministrazione straordinaria”, ha affermato il sindacalista spiegando che il distacco durerà “almeno tre mesi”, e dopo questo periodo “verranno presi in carico da Mittal a tutti gli effetti”.
Un processo non elementare e che dovrà essere effettuato nel breve lasso di alcuni mesi su cui, naturalmente, sarà alta l’attenzione di tutti i sindacati.
La restante parte rispetto ai 10.700 assunti totali da Mittal, ovvero circa 2.600 lavoratori, continueranno invece ad essere dipendente di Ilva in amministrazione straordinaria e retribuiti da quest’ultima
“L’intesa al Mise stabilisce che il subentro effettivo e formale di Arcelor Mittal in Ilva, una volta chiuse tutte le pratiche legali, debba avvenire l’1 novembre ma per i lavoratori assunti la prima busta paga targata Mittal sarà a gennaio 2019”, spiega Valerio D’Alò, segretario Fim Cisl Taranto.
LE BONIFICHE
Ma forse l’aspetto del passaggio dell’Ilva ai nuovi proprietari di ArcelorMittal che più sta a cuore alla citta di Taranto ed alle sue Istituzioni è quello relativo alla realizzazione delle misure di contenimento ambientale e di bonifica del sito inquinato. E’ nota anche da tempo la posizione sul tema di Michele Emiliano, che chiede al Governo una scelta netta in favore della decarbonizzazione della produzione allo scopo di tagliare in modo efficace le emissioni inquinanti. “Adesso la fabbrica va decarbonizzata e trasformata nell’esempio italiano di come si gestisce un’acciaieria senza ammazzare la gente” chiede il presidente.
Al momento sul tema ci sono impegni generici e non specifici da parte di ArcelorMittal e, soprattutto, c’è tutta la questione sulla responsabilità penale esclusa dall’accordo e sui compiti che restano in capo alla vecchia proprietà sugli aspetti di bonifica e sanificazione del territorio.
Ma da oggi si cambia pagina, almeno formalmente, sperando che sia davvero un nuovo inizio per l’Ilva, per Taranto e per tutti i suoi cittadini.











