Dopo la menzione di Carlo Conti al Festival di San Remo della vicenda dell’autotrasporto a Taranto, si entra in una settimana davvero cruciale. Si sono ascoltate tante parole, si dovrebbero vedere i primi effetti. I primi soldi non è che arrivano domani o dopodomani, ma con i passaggi parlamentari si va nel rush finale.
Che cosa può accadere tra oggi e domani, allora? Saranno presentati gli ultimi emendamenti al decreto legge che è in Senato. La soluzione a cui si sta lavorando dovrebbe essere quella di allargare il perimetro delle realtà che avranno la prededuzione dei crediti, anche alle piccole e medie imprese che hanno lavorato e lavorano con l’Ilva.
La prededuzione è una sorta di garanzia che viene offerta ai soggetti titolari del credito rispetto all’amministrazione straordinaria. Fino gli emendamenti già presentati valevano per le imprese che hanno effettuato lavori di risanamento ambientale nell’Ilva, ora si dovrebbero estendere anche alle imprese che lavorano per gli impianti, la sicurezza, a tutte quelle attività cosiddette funzionali alla produzione del siderurgico.
Un’altra misura che è allo studio è quella di esonerare per sei mesi le imprese dal versamento dell’iva sulle fatture staccate verso l’Ilva e da questa non pagate.
Ma molte famiglie sono preoccupate perché veramente questa volta tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare, ovverosia ci sono i tempi tecnici. Gli emendamenti al decreto entrano in vigore quando è convertito in legge, cioè ai primi di marzo. Ora è al Senato, dopo dovrà andare alla Camera, per l’ultima approvazione e un passaggio veloce, perché il Senato lo sta riscrivendo e mettendo a punto.
Per quanto riguarda i soldi invece si sta costruendo tutta una architettura che prevede che all’Ilva arrivi dalla approvazione del decreto in poi, in un certo lasso di tempo, una somma di 2 miliardi di euro. Questi, è bene precisarlo, non arriveranno tutti dal giorno dopo l’approvazione del decreto.
I primi soldi che arriveranno, e dovrebbero arrivare a tempi brevi, sono quelli delle banche.
I 160 milioni che banca Intesa ha messo a disposizione, poi altri 60 milioni che dovrebbe sborsare UniCredit. Questa è la prima liquidità immediata che può arrivare nel giro di poco più di una settimana all’Ilva per consentire di affrontare i primi pagamenti.
Vi sono poi i 156 milioni di accantonamento di Fintecna, gli altri 400 milioni di prestito ponte garantito dallo stato a cui sta lavorando la Cassa Depositi e Prestiti.
Ed infine sono state messe a punto norme più efficaci e stringenti, seguendo alla lettera quanto ha suggerito il procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco, per mettere le mani sul miliardo e duecento milioni dei Riva.
Soldi che non serviranno solo a pagare i debiti delle banche, che ovviamente non rischiano mai di non essere tutelate e lo erano già prima, ma che serviranno anche alle imprese, all’indotto. Consentiranno di effettuare i pagamenti correnti e non solo, bensì anche di effettuare i lavori di risanamento ambientale perché i 400 milioni della Cassa Depositi e Prestiti sono vincolati ai lavori di risanamento ambientale.
Mercoledì prossimo una delegazione di autotrasportatori dell’indotto Ilva sarà a Roma per un vertice convocato dal ministro Lupi. È stato lo stesso ministro a garantire il raggiungimento di una soluzione e a convocare i rappresentanti dell’autotrasporto. Intanto a Taranto la protesta continua e i manifestanti hanno incontrato una delegazione comunale in occasione dei lavori del consiglio.
Si inasprisce la protesta degli autotrasportatori che hanno ridotto ulteriormente il numero di Tir che entrano nello stabilimento per i rifornimenti che passano da 20 a 10 unità.
I 150 milioni di crediti insoluti vantati nei confronti dell’Ilva rappresentano un peso troppo elevato da sopportare. E nonostante la manifestazione a Roma e l’incontro con i rappresentanti del governo centrale, i lavoratori e gli imprenditori dell’indotto dell’autotrasporto non vedono interventi concreti da parte delle istituzioni e paventano il rischio di vedere sfumare quanto avanzato dall’Ilva vista la nuova gestione commissariale straordinaria.
C’è attesa per il completamento del lavoro in commissione Senato sugli emendamenti del decreto Ilva che dovrebbero includere anche una dote finanziaria per l’indotto e l’inserimento delle aziende dell’appalto, nei cosiddetti fornitori strategici.
Intanto gli operai hanno ripreso a presidiare la portineria C dello stabilimento per regolare l’ingresso dei Tir. Per ora si escludono altre manifestazioni in città con i mezzi pesanti così come è accaduto nei giorni scorsi , ma la situazione resta comunque molto difficile.
Antonio Merico, in rappresentanza, ha riferito : “Sembra che entriamo tra i fornitori strategici e saremo pagati se l’emendamento passa in prededuzione. Il problema di questa è che i tempi sono lunghissimi e noi non possiamo aspettare, per cui siamo ancora qui in attesa che si riesca a fare un ulteriore miracolo e a soddisfare così i nostri crediti”.
“La nostra istanza è sempre quella. L’abbiamo detta, stradetta, scritta e riscritta. A noi non ci serve questo tipo di emendamenti a partire dal decreto vuoto ed inutile che ha scritto Renzi. L’emendamento unico che era stato scritto e che noi ricordiamo era quello che prevedeva il carico di tutti i nostri debiti più gli interessi, a carico della Cassa Depositi e Prestiti. Poche parole molti fatti mentre fino ad ora abbiamo ricevuto troppe parole e nessun fatto. A noi servono i soldi, l’unica maniera è questa, non ce ne sono altre” ha sottolineato Giacinto Fallone, un altro rappresentante.
“La prededuzione è solo un sistema con cui sì, vieni garantito, ma nei tempi biblici di un prefallimento, e sempre attraverso un giudice di Milano che dovrà prima stabilire quali sono tutti i debitori dell’Ilva, circa 20.000, e poi nel tempo, attraverso gli eventuali utili di cassa, pagare tutti. Considerando che già hanno pagato una mensilità a tutti i dipendenti dell’Ilva e ne pagheranno un’altra il mese prossimo, andremo poi a finire nella Newco. Quindi certamente se non si sbrigano a fare subito questi emendamenti, i nostri soldi andranno nel limbo del dimenticatoio” ha concluso.
“La buona volontà non basta – ha spiegato Dima, vicesegretario della federazione metalmeccanici Ugl, il quale si è trovato a Roma con un gruppo di lavoratori iscritti all’Ugl – le aziende, che danno da mangiare a migliaia di famiglie, e che da mesi non ricevono il pagamento delle fatture hanno bisogno di ossigeno immediato per non chiudere per sempre con danni gravissimi e difficilmente sanabili all’economia dell’area ionica” .
“Due anni per un nulla di fatto per trovarsi di fronte ad un paradosso il decreto che doveva salvare Taranto, le sue imprese e il futuro, le sue famiglie è diventato il suo nemico numero uno – così pesantemente si è espresso il consigliere regionale Lospinuso di Forza Italia – ricordiamoci che ci sono 3500 dipendenti e gli autotrasportatori che non percepiscono 250 milioni di euro per essersi fidati dello stato perché a guidare l’Ilva da due anni a questa parte c’è lo stato italiano attraverso i suoi commissari governativi. O qui si adotta un provvedimento che risolva definitivamente la situazione dei lavoratori delle imprese e degli autotrasportatori o altrimenti sarà guerra civile perché ormai le imprese non hanno più risorse per pagare gli stipendi , per partecipare alle gare, non hanno i soldi neppure per un litro di gasolio, di conseguenza si bloccherà lo stabilimento e sono situazioni che noi vogliamo evitare, qui è una calamità naturale esattamente come è accaduto in Liguria e in Toscana” ha concluso.
di Vito Piepoli











