Galeotto fu il lockdown. Londra, un architetto con la passione per le edizioni più introvabili della Divina Commedia è costretto, come tutti in casa. Lui, Maurizio Coglia, estro tipicamente salentino (è martanese) da qualche anno aveva riscoperto l’interesse per Dante grazie a delle mostre di illustratori.

“Da ragazzo guardavo le immagini di Gustave Dorè e mi affascinavano tantissimo” confida. Come non comprenderlo. Dalle immagini degli illustratori in mostra a Londra, inizia la sua collezione di Divine Commedie illustrate.

“Mi incuriosiva capire come i diversi artisti riuscivano a cogliere aspetti e a dare interpretazioni così differenti tra loro di uno stesso tema”

Un viaggio che Coglia fa partire dal ‘700 ed arriva ai giorni nostri con la Pop Art, arrivando addirittura ai manga di Go Nagai.

“L’interesse – spiega – non è archivistico tout court, piuttosto si palesa se l’artista ha colto qualcosa che per me è nuovo”.

Non è una questione di tecnica o di espressione artistica, l’importante è che ci sia una lettura nuova che riesca a spiazzarlo, a coglierlo di sorpresa.

Lo studio, dunque, canto per canto, tra Illustrazioni e testo lo porta a tentare la strada dell’arte a sua volta. E così Maurizio, architetto specializzato in restauro di edifici storici con una grande passione per la grafica si mette al lavoro.

“La complessità di temi, le stratificazioni di Dante mi hanno fatto riprendere in mano pennarelli, inchiostro, e stratificare a mia volta attraverso l’immagine digitale” rendendo così immagini che nel loro complesso e nel loro studio danno una nuova interpretazione.

Fonde immagini e disegni nel nuovo unicum di un collage in cui non è più possibile individuare i contorni e scinderne i pezzi.

È in questa tempesta di idee che arriva il lockdown: “Quel periodo ha dato una sorta di spinta a tutti quanti. Mi svegliavo la mattina e non mi pesava per nulla, avevo nuove ispirazioni e ad un certo punto l’ispirazione ha iniziato a venir fuori facilmente, come un’eruzione. Ero così impegnato degli elementi che costituivano il canto che il resto era tutto naturale.”

La mostra di Maurizio Coglia ha tutti i canti dell’inferno (+1) e si può leggere a più livelli: osservando i suoi lavori e lasciandosi trasportare dalle immagini, leggendone le didascalie con i suoi titoli e una frase del canto in questione oppure attraverso un QRCODE che consentirà un approfondimento sia sul canto che sul senso dell’opera esposta.

“Credo che questo tipo di approccio possa anche avvicinare le nuove generazioni”.

Ed infatti le sue opere sono calate nella contemporaneità, intuibili già al primo sguardo ma così cariche di elementi che bisognerebbe guardare ognuna per ore.

Sul sito ulteriori approfondimenti e una piccola selezione delle illustrazioni preferite tratte dalla sua collezione. Un vero e proprio viaggio, onirico per tratti ma contestualmente ben calato nella realtà e nell’attualità, all’interno di uno dei più bei palazzi storici della città.

Agile, brillante, sorprendente, la mostra di Maurizio Coglia vale assolutamente la pena di essere vista anche senza alcun rudimento su Dante Alighieri.

Ma se siete accaniti lettori del più grande poeta di tutti i tempi e vi mancano le celebrazioni per i 700 anni dalla scomparsa che ci hanno accompagnato per tutto il 2021, questa esposizione fa assolutamente al vostro caso. Imago Dantis resterà al Palazzo Ducale di Martano fino al 7 agosto. La mostra apre alle 20.

Serena Orlando

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