HomePoliticaJobs Act: come sta andando?

Jobs Act: come sta andando?

I dati dicono di no, e inchiodano il contratto a tutele crescenti ad un nulla  di fatto. La disoccupazione tra i giovani è ai livelli record del 44.2%, così come la disoccupazione a livello generale non scherza, 12.7%, con il 55.8% della popolazione lavorativa potenzialmente attiva occupata.

I consumi non ripartono, il PIL non torna a crescere e la stagnazione economica procede. Il lavoro lo crea l’economia, la domanda, e quindi la legge non ha colpe, ma neanche meriti. Perché s’è vero che non incide significativamente sui posti di lavoro, lo fa sul contorno in cui il lavoro si espleta. Avere smantellato il valore sociale dell’impiego abolendo l’articolo 18 e avendo normato pratiche che prima erano totalmente illecite (videosorveglianza, de-inquadramento, demansionamento) altro non ha prodotto che disparità giuridiche tra occupati ante e post riforma, con maggiore incertezza per chi quel tanto agognato posto a tempo indeterminato l’ottiene.

Dal 1° Gennaio 2015, data di entrata in vigore del Jobs Act, ci sono state soltanto trasformazioni contrattuali. Nei primi tre anni d’assunzione c’è un azzeramento dei contributi e della quota IRAP a carico dell’impresa, e ricordiamolo, non c’è nessuna tutela crescente. Già perché se il datore di lavoro dovesse licenziare nei primi 36 mesi non è previsto nessun indennizzo economico.

Questi sono indubbiamente punti favorevoli per le imprese ma il prezzo che chi a sinistra dovrebbe tutelare gli anelli deboli della società, ha fatto pagare ai lavoratori, è decisamente alto per un risultato tra l’altro quasi inesistente.

Gli economisti chiamano questo stallo isteresi. Ovvero l’incapacità del mercato del lavoro di adeguarsi, nel breve periodo, agli aumenti (in questo caso lievissimi) della domanda. Per recuperare i quindici anni che abbiamo mandato in fumo di ricchezza  pro capite, servirebbe un ritmo sostenuto di crescita del PIL intorno a 3-4% annuo. Cifre da capogiro in un’Europa da encefalogramma piatto.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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