HomeCulturaKarima al Teatro Forma: 'La mia strada è il jazz'

Karima al Teatro Forma: ‘La mia strada è il jazz’

La stagione “Around Jazz” del Teatro Forma ha fatto ancora centro: dopo la Brancale questa volta è stata Karima a registrare il tutto esaurito. Complimenti allo staff diretto da Michelangelo Busco e complimenti a Karima, singer italiana di talento, troppo spesso trascurata dai media. E’ la quarta volta che calca le scene di Bari e per la quarta volta il nostro pubblico le ha tributato il successo che merita.

Nata a Livorno Karima Ammar (padre algerino, nonni egiziani) a sei anni ascolta jazz, quello di John Cotrane; a 15 un disco di canzoni di Burt Bacharach interpretate dalla musa Dionne Warwick le cambia la vita. Approda ad “Amici” alla corte della De Filippi nel 2006: per la critica è la voce più interessante della voce italiana. A Roma ha la possibilità e la fortuna di incontrare  Bacharach e tra i due scocca la scintilla dell’intesa artistica. Ed eccoli insieme sul palco di Sanremo per il Festival del 2009 con “Come in ogni ora”, un valzer lento in versione rhythm and blues, che però non incontra i favori delle giurie. Il suo primo album, del 2010, non suscita grandi entusiasmi. In seguito si fa apprezzare quando introduce i concerti di Anastacia e della Houston, ma bisogna aspettare 5 anni per un nuovo cd, tutto dedicato alle composizioni di Bacharach. Nel 2017 è la protagonista nel musical “The bodyguard”.  Finalmente a maggio del 2021 arriva la terza produzione discografica, molto convincente questa volta: “No Filter”. Sono 11 cover registrate senza molte prove, “senza filtri”, per rendere al meglio le emozioni: “Sono sincera – afferma la cantante –  e non ho paura di mostrare le mie fragilità”. Questa voglia di rimettersi in gioco sta finalmente dando buoni frutti. Tour in tutta la penisola nel 2022, un disco uscito a dicembre con canzoni di Natale, una virata più decisa verso il jazz, e soprattutto una voce felicemente maturata la stanno imponendo a un pubblico attento e sensibile.

Nel tour Karima propone tutte le canzoni del suo disco, lasciando volutamente da parte quella portata a Sanremo. Si volta pagina perchè i tempi sono cambiati. Al suo fianco sul palco un trio di validi e affidabili musicisti-amici: Bernardo Guerra alla batteria, Gabriele Evangelista al contrabbasso (si conoscono dall’età di 14 anni) e Piero Frassi eccellente pianista e arrangiatore, fedele collaboratore da 18 anni: l’intesa sulla scena è perfetta, un affiatamento solido e collaudato.

Il concerto si apre con l’immortale “Walk on the Wild Side” di Lou Reed: la voce soffice e vellutata di Karima ne fa una versione soft che Frassi conduce per mano su sonorità e viraggi jazz di grande presa. E’ il biglietto da visita di quello che sarà. “Feel Like Making Love” di George Benson è un classico che si presta benissimo a quella fusione di pop, jazz e soul che costituisce la base e la forza della cantante toscana. “Come together” dei Beatles perde qualcosa ma “The Scientist” dei Coldplay è un capolavoro di intensità che elargisce emozioni sacrosante. Il piacere e la bellezza della musica si dispiegano poi in “What a Little Moonlight”, famoso brano cantato da Ella Fitzgerald e Billie Holiday: è il momento in cui gli strumentisti si lasciano andare agli assolo, e senza ricorrere a stucchevoli virtuosismi, mettono in mostra la loro personalità musicale. Magnifici!

Non può mancare l’omaggio a Bacharach, ovviamente. Prima “I Say a Little Prayer” cantata in coro col pubblico e poi una straordinaria versione di “Walk on By” riscritta per soli contrabbasso e voce, con un robusto ed esclusivo uso degli armonici.  Si va avanti con “Wrapped around your Finger” di Sting, altra dimostrazione di arrangiamento creativo e intelligente; la delicata e raffinata “Don’t let me be Lonely Tonight” di James Taylor, “Love of My Life” dei Queen, un pezzo che non piaceva a Frassi ma diventato poi una perla dell’album; per finire ecco la significativa “Man in the Mirror” di Michael Jackson, con un ritmo più contenuto.

Applausi giusti e meritati, e Karima si prende gli apprezzamenti di pubblico e critica. Ora da lei, 38 anni, ci si aspetta una mossa decisa per una definitiva affermazione. Se qualcosa non ha funzionato a dovere nel suo management è tempo di rimediare: serve una produzione musicale autorevole per un disco che non sia solo di cover, e un rilancio in grande stile, magari sul palcoscenico di Sanremo. Il Festival serve anche a questo.

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