HomeStoria della PugliaLa guerra di Liberazione: l'eroica Resistenza di Bitetto

La guerra di Liberazione: l’eroica Resistenza di Bitetto

All’indomani dell’armistizio con gli Alleati, molte città pugliesi vennero occupate dai tedeschi e subirono violenze e saccheggi.
Tuttavia, alcune di loro si resero protagoniste di una coraggiosa e tenace resistenza.
Fu questo il caso di Bitetto.
Il 9 settembre 1943, un reparto di 70 paracadutisti tedeschi si stava dirigendo verso Altamura per ricongiungersi ad altre unità dirette verso Salerno, dove avrebbero dovuto contrastare lo sbarco degli Alleati.
Un piccolo gruppo di soldati si attestò nella contrada Tre Ponti, armati di mitragliatrici, per proteggere la marcia del grosso del reparto.
Una sessantina di fanti italiani (fra i quali, i due bitettesi Luigi Albano e Sante Lanzillotta), al comando del capitano Riccardo D’Ettole, di Bari, decisero di attaccare i parà tedeschi, nonostante, giunti in prossimità del Convento del Beato Giacomo, fossero stati invitati da un frate (Padre Geremia Zippone), a desistere da qualsiasi azione: i nazisti, infatti, erano in ritirata e, comunque, ben equipaggiati.
I fanti italiani si sistemarono in prossimità di una stradina che portava ai Tre Ponti per aspettare l’arrivo del nemico.
I parà tedeschi, però, erano in altura e iniziarono a mitragliare i soldati italiani costringendoli a cercare riparo verso il paese, fuggendo attraverso le vicine campagne: 20 di essi vennero uccisi.
Un atto di particolare ferocia fu compiuto nei confronti del sottotenente Pietrangelo Sivilia, che vigilava la linea ferroviaria Bari-Taranto.
Il giovane fu prelevato da una pattuglia tedesca, trascinato nella cava dei fratelli Manobianco e abbattuto a colpi di mitraglietta; il suo corpo fu poi interrato fino al petto in una buca fatta scavare in precedenza da un altro soldato italiano.
Incoraggiati dal successo, i soldati tedeschi, decisero di entrare nel paese e depredarono gli inermi civili di oggetti preziosi.
Bitetto sembrava destinata a rappresaglie cruente.
A questo punto i suoi abitanti, capeggiati da Giacomo Rizzi, Domenico Giannini, Francesco Matteace e dall’appuntato dei Carabinieri Pietro Addamiano, consapevoli della gravità della situazione, si munirono di armi ed arnesi da lavoro e iniziarono una coraggiosa resistenza.
Una camionetta tedesca proveniente da Palo del Colle fu sorpresa e neutralizzata prima che potesse entrare in città; in piazza Diaz, un’autocolonna tedesca, proveniente da Bitritto, fu raggiunta da colpi di fucile e due bombe a mano.
I parà furono attaccati nelle strade del paese e, saggiata la resistenza dei cittadini bitettesi, decisero di ritirarsi.
Un ufficiale tedesco, venne bloccato con la sua motocicletta, appena giunto in Piazza Roma (oggi P.zza Moro) e fu fatto prigioniero.
Il quattordicenne Giovanni Viticci, armato di due bombe a mano e inconsapevole del pericolo che stava correndo, alla vista di un mezzo cingolato con a bordo un ufficiale tedesco ed il suo autista, si fece avanti, seguito da altri due giovani (Nicola Rutigliano e Michele Squicciarini), minacciando di lanciarle, qualora il mezzo non si fosse fermato.
L’ufficiale tedesco, incerto se proseguire o fermarsi, fra la generale incredulità, optò per la seconda soluzione.
Era il segno che la battaglia era stata vinta.
Nel tardo pomeriggio, giunsero da Bari altre truppe italiane e ai soldati tedeschi vennero requisite armi, munizioni e vettovaglie.
Verso le 17 tutto era finito: i Tedeschi andarono via e le strade intorno alla città vennero liberate dai corpi dei parà e degli italiani uccisi negli scontri.
Bitetto aveva dato il suo contributo alla guerra di Liberazione: l’8 marzo 1999, la Presidenza della Repubblica ha conferito al Gonfalone della Città la Medaglia d’Oro al Merito Civile.

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Antonio Verardi
Antonio Verardi
Storico dell’Arte. Ha collaborato con il Museo Pecci di Prato. Ha svolto attività di ricerca per la Facoltà di Lettere e Architettura. E’ docente di letteratura italiana, storia e storia dell’arte. Perito ed esperto per la Camera di Commercio di Bari è iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti dal maggio 2011.

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