Nel marzo del 1919 Benito Mussolini fondò a Milano il movimento dei Fasci di Combattimento.
Poco tempo dopo, alcuni dei suoi seguaci pugliesi, tra i quali il barese Michele Costantino, fondarono le prime sezioni dei Fasci in alcune città della nostra regione.
Grazie ad una ideologia nazionalista, capace di parlare non solo alla borghesia, ma anche al popolo, il fascismo conquistò sempre più adepti e, già nell’autunno del 1920, Fasci mussoliniani erano sorti a Bari, Conversano, Minervino, Nardò e Cerignola.
Forti del contributo numerico e dell’esperienza militare di ex combattenti e reduci di guerra, i fascisti organizzarono squadre d’azione, a cavallo o motorizzate, che seminavano la violenza nel territorio, con l’intento di combattere il “pericolo” rosso e dare una dura lezione alle leghe contadine, socialiste e cattoliche.
La prima clamorosa impresa delle squadre fasciste in Puglia fu l’assalto a un comizio socialista a Bari, nel gennaio del 1921.
Nei giorni seguenti, le camicie nere incendiarono le Camere del lavoro di Minervino e Canosa e devastarono le sedi della lega contadina, circoli operai e di partito in molti altri paesi. Furono presi di mira i sindaci e gli assessori del PSI che, costretti a dimettersi dopo i violenti attacchi ai palazzi municipali, durante le riunioni del consiglio comunale, preferirono dimettersi.
L’offensiva mussoliniana si fece ancora più violenta in occasione delle elezioni del 1921: i fascisti si presentarono inseriti in “blocchi nazionali”, liste comuni con i candidati liberali, per contrastare il socialismo e vincere le consultazioni elettorali.
I comizi del PSI vennero spesso interrotti dagli assalti degli squadristi; i candidati malmenati e gli elettori contadini terrorizzati davanti alle urne.
A Cerignola vennero uccisi nove contadini socialisti e, come accadde in molti altri paesi, la lega dei braccianti consigliò l’astensione, per evitare guai peggiori. Sempre nella cittadina foggiana, su oltre 10.000 iscritti alle liste elettorali, si recarono al voto solo 3.000 elettori e il PSI raccolse appena 133 voti.
Nonostante tutto, il PSI in Puglia ottenne un discreto successo, eleggendo 6 deputati. Per questo motivo gli attacchi fascisti proseguirono, giungendo al culmine con l’omicidio di uno dei deputati socialisti più amati dai lavoratori pugliesi, il conversanese Giuseppe Di Vagno, che, sotto le pistolettate di alcuni sicari, cadde il 25 settembre 1921 a Mola di Bari.
All’inizio del 1922 le leghe proletarie e il partito socialista erano stati sbaragliati in quasi tutti i paesi della regione. Gli attacchi fascisti e l’impiego dei crumiri, cioè di lavoratori messi al posto degli scioperanti per impedire il blocco dell’attività lavorativa, fecero fallire le ultime proteste di braccianti e operai, i quali furono costretti ad accettare condizioni di lavoro sempre peggiori, o a passare nelle file fasciste.
Durante l’estate si verificarono numerosi scontri fra civili e furono espugnate le ultime roccaforti socialiste: a luglio cadde Andria, sotto l’attacco di squadre confluite da tutta la regione per vendicare l’omicidio di un fascista locale; Bari cadde ad agosto, dopo alcuni giorni di combattimento fra i socialisti, asserragliati nella città vecchia, e le camicie nere; poco dopo caddero Corato, Gioia del Colle e Taranto.
Quando, nell’ottobre del 1922, Mussolini conquistò il potere e,con la marcia su Roma, si prese la guida del governo sotto la minaccia delle armi, la Puglia poteva dirsi già completamente in mano fascista.












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