HomeStoria della PugliaLa Puglia napoleonica: le riforme che cambiarono volto al territorio

La Puglia napoleonica: le riforme che cambiarono volto al territorio

Le rivolte del 1799, che caratterizzarono tutto il Regno di Napoli, anche se di breve durata, rappresentarono una svolta di notevole importanza per la storia del Mezzogiorno d’Italia.

Tuttavia, fu solo durante l’età napoleonica che tutto il territorio conobbe un importante e decisivo rilancio.

Il regime napoleonico durò, nel regno di Napoli, quasi dieci anni (1806 – 1815) e non mancò di lasciare tracce profonde nello sviluppo sociale e politico della Puglia.
Tante le riforme realizzate durante questi anni.

Tra le più importanti, la cosiddetta evasione della feudalità: la legge del 2 agosto 1806 dichiarò abolita la feudalità, attribuendo allo stato tutte le giurisdizioni baronali con i proventi annessi e stabilì che le città, le terre ed i castelli dovessero essere governati secondo la legge comune del regno.

Anche le trasformazioni economiche ebbero una certa rilevanza.
Per esempio, fecero la loro prima comparsa criteri di gestione capitalistici ed imprenditoriali nella proprietà terriera ed il paesaggio rurale pugliese cambiò radicalmente.

Le riforme napoleoniche trasformarono in senso moderno e razionale anche l’amministrazione, l’ordinamento giudiziario, la legislazione e le finanze.
Vennero creati, per esempio, i Consigli provinciali e quelli distrettuali, nominati dal sovrano e che duravano in carica per quattro anni; soppressi i vecchi tribunali, furono create, al loro posto, una Corte di Cassazione e quattro Corti d’appello.

Inoltre, venne rilanciata l’istruzione pubblica e si puntò alla formazione di un ceto di funzionari, magistrati e ufficiali, di origine in parte nobiliare ed in parte borghese, composto di uomini capaci e desiderosi di estendere la loro influenza.

Nasceva così uno Stato nuovo, più “accentrato”, più efficiente che si sforzava di seguire e regolare la vita delle comunità con norme uniformi.

Tuttavia, rispetto all’antico regime, in cui vi era una netta separazione tra una capitale di enormi dimensioni ed una campagna organizzata per province, il nuovo sistema favoriva lo sviluppo delle forze e delle attività locali.
Così, mentre Napoli cominciava un lento, ma inesorabile declino, iniziava lo sviluppo dei capoluoghi provinciali.

Esempio emblematico di questa nuova realtà fu quello di Bari: grazie agli interventi promossi da Gioacchino Murat, la città assunse un ruolo trainante per tutto il territorio.

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Antonio Verardi
Antonio Verardi
Storico dell’Arte. Ha collaborato con il Museo Pecci di Prato. Ha svolto attività di ricerca per la Facoltà di Lettere e Architettura. E’ docente di letteratura italiana, storia e storia dell’arte. Perito ed esperto per la Camera di Commercio di Bari è iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti dal maggio 2011.

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