La Puglia sotto i conti Orsini Del Balzo

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Con la fine della dinastia sveva e l’arrivo degli Angioini, chiamati dal papa Urbano IV, iniziò per l’Italia meridionale, e per la Puglia, il Medioevo, da molti considerato il periodo peggiore della sua storia.
Gli Angioini occuparono un regno perfettamente organizzato sotto tutti gli aspetti, in particolare dal punto di vista della sicurezza sociale e delle finanze. Nonostante questo, per fronteggiare le notevoli spese militari, essi aumentarono le tasse e Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia, in cambio della nomina a vassallo papale, si impegnò ad abrogare quelle leggi di Federico II, contrarie alla Chiesa, stabilendo, nello stesso tempo, il trasferimento della capitale a Napoli e la destituzione dei funzionari svevi.

Nel complesso, comunque, l’incapacità angioina fu tale da tascinare la Puglia in uno stato di piena anarchia feudale: la sua forza economica decadde e la regione si avviò verso un declino sempre più accentuato.
Fiorentini, genovesi e veneziani monopolizzarono il commercio del grano, dell’olio e della lana, mentre le scorribande nella regione delle bande mercenarie aumentavano.

Fu questo stato di cose a favorire la tirannia delle più potenti famiglie nobili locali, come i duchi di Bari e Bitonto e i principi di Taranto, Del Balzo-Orsini, tra i quali spicca la personalità di Raimondello.

Secondo figlio di Nicola Orsini (conte di Nola e grande Giustiziere e Cancelliere del Regno di Napoli) e di Maria del Balzo, diventò presto un cavaliere e un eccezionale condottiero. Cresciuto nel castello di famiglia, il giovane Raimondello capì già ad otto anni l’importanza dell’arte come valore celebrativo di una casata.

Partecipò alle crociate e, in Terra Santa, si legò in amicizia ad alcuni membri della famiglia de Nanteuil (de Nantolio), cavalieri di una storica casata nobiliare francese, imparentati con la famiglia reale d’Angiò. Guglielmo de Nanteuil, barone di molte terre e proprietario di numerosi castelli, diverrà il suo più fidato consigliere.

Di ritorno dalla Terra Santa, nel 1380, occupò militarmente la contea di Soleto (con giurisdizione sulle terre di Galatina e Cutrofiano, i casali di Zollino, Aradeo, Sogliano ed il castello di Sternatia), che gli era stata donata dallo zio Raimondo Del Balzo, ma poi usurpata dal padre a favore del primogenito Roberto.

Su consiglio di Luigi I d’Angiò sposò nel 1384 Maria d’Enghien, contessa di Lecce (1367-1446), ingrandendo notevolmente il proprio dominio e aggiungendo, alla contea di Soleto, la contea di Lecce ed il Principato di Taranto.
Il Principato di Taranto includeva metà del Regno di Napoli ed il Principe vi governò quasi indipendentemente dal Re, diventando il feudatario più ricco d’Italia con entrate che superavano quelle del Re di Napoli.

Alla morte di Luigi I d’Angiò, Raimondello proseguì nella sua politica a favore degli Angioini, sostenendo Luigi II d’Angiò ed accorrendo, nel marzo del 1385, in difesa del pontefice Urbano VI minacciato da Carlo III di Durazzo: grazie all’intervento armato di Raimondello, il pontefice venne liberato dall’assedio di Nocera e, ritiratosi a Genova, con una bolla speciale, concesse al conte Orsini Del Balzo la licenza di costruire un convento con annessi ospedale e chiesa, a Galatina.

Così, verso la fine del XIV secolo, Raimondello ordinò la costruzione a Galatina della Basilica di Santa Caterina d’Alessandria, un capolavoro di arte francescana, nella quale si conserva una reliquia (un dito) della Santa: si narra che Raimondello, recatosi di persona in pellegrinaggio presso il monastero egiziano, nell’atto di baciare la mano del corpo mummificato della Santa in segno di venerazione, abbia sottratto un dito della salma staccandolo con un morso e nascondendolo in bocca fino al suo rientro in Italia.

La costruzione della Basilica di Galatina diede senz’altro lustro alla casata Del Balzo-Orsini, così come le imprese del conte Raimondello, che morì a difesa della città di Taranto il 17 gennaio 1406.

Alla sua morte, Maria d’Enghien proseguì l’opera del marito, facendo riempire di affreschi la chiesa di Santa Caterina e fece completare la realizzazione di una bellissima Guglia a Soleto: su di essa, compare lo stemma della famiglia, a perenne memoria della grandezza e del prestigio procurato alla Puglia dal defunto conte.

Storico dell’Arte. Ha collaborato con il Museo Pecci di Prato. Ha svolto attività di ricerca per la Facoltà di Lettere e Architettura. E’ docente di letteratura italiana, storia e storia dell’arte. Perito ed esperto per la Camera di Commercio di Bari è iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti dal maggio 2011.

1 commento

  1. Strano articolo!
    Comincia dicendo che con l’arrivo degli angioini iniziò per per la Puglia il periodo peggiore della sua storia, che gli angioini trascinarono la Puglia in uno stato di anarchia, decadenza e declino e che favorirono la tirannia dei Del Balzo-Orsini; poi però finisce tessendo le lodi e decantando la grandezza e il prestigio procurato alla Puglia dai Del Balzo-Orsini.
    C’è qualcosa che non quadra, no?

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