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L’America silenziosa urla Trump

Donald Trump è liberatorio come una gara di rutto libero in casa, che mai ti sogneresti di portare in dote al primo appuntamento con una nuova fanciulla. Perché il neo Presidente degli Stati Uniti d’America, il 45° a sedere nella Casa Bianca, è questo. E’ la volontà minuziosamente curata di non dovere più stringere la cintura dei pantaloni oltremisura, di non doversi vergognare di quel che si pensa.

I sondaggisti non ci hanno preso neanche da lontano e i motivi risiedono in due essenziali matrici. La prima,  sono i “sondati” ad essere profondamente cambiati. Un tempo i blocchi sociali erano più definiti, il voto più ingessato, si avanzava per classe sociale. Oggi l’elettorato è liquido ed istintivo, cambia idea continuamente sin dentro l’urna. La seconda, il disprezzo morale. E’ eticamente improponibile per l’intellighenzia mediatica votare Trump, e i suoi elettori tanto ne arrossiscono che non lo ammettono, più che altro perché si sentono impreparati a sostenere il loro candidato da un punto di vista concettuale.

I media ce lo hanno venduto come biscazziere, un fancazzista votato alla politica per gioco dissacratorio, più che per spirito Patriottico. E in parte, Donald, è anche questo. Un guitto provocatore, che però è riuscito ad imporre i temi essenziali della sicurezza, dell’economia, del commercio, meglio di chiunque altro. Trump incarna le esigenze di una America piccola, stanca, arroccata nell’indefinito bon ton autodistruttivo di quella che un tempo era una grande Nazione.

Mentre Obama si impegnava a normare i bagni per transessuali nelle scuole, la middle class Usa perdeva posizioni di reddito, posti di lavoro, e succube veniva addentata dalla concorrenza sleale e selvaggia della Cina, Paese che si è visto perfino rimuovere i dazi.

“Circa quattro su dieci bambini afro-americani vivono in povertà, mentre il 58% dei giovani afro-americani è disoccupato. Fra i latino-americani ci sono oggi due milioni in più in povertà rispetto al momento in cui il presidente è entrato in carica, meno di otto anni fa. Altri 14 milioni di persone hanno abbandonato completamente la forza lavoro. Il reddito familiare è sceso di oltre 4000 dollari rispetto all’anno 2000. Il nostro deficit di produzione ha raggiunto il massimo di tutti i tempi: circa 800 miliardi di dollari in un solo anno. Il budget non è meglio. Il presidente Obama ha raddoppiato il nostro debito nazionale portandolo a oltre 19mila miliardi di dollari. E adesso, che cosa dobbiamo fare per rimediare? Le nostre strade e i nostri ponti stanno andando a pezzi, i nostri aeroporti sono in condizioni da terzo mondo, e 43 milioni di americani vivono con i buoni spesa.

La differenza principale fra il nostro programma e quello dei nostri avversari è che il nostro pone al primo posto l’America. Americanismo, e non globalizzazione, sarà il nostro credo. Fino a che saremo guidati da politici che non metteranno l’America al primo posto, possiamo esser certi che le altre nazioni non tratteranno l’America con rispetto. Tutto questo cambierà nel 2017. Il popolo americano tornerà di nuovo al primo posto. Il mio programma inizierà con la sicurezza a casa nostra, che significa aree sicure, confini protetti e difesa dal terrorismo. Non ci può essere prosperità senza rispetto della legge e senza ordine. Quanto all’economia, indicherò le riforme previste per aggiungere milioni di nuovi posti di lavoro e migliaia di miliardi in nuova ricchezza, che sarà utilizzata per ricostruire l’America.”

Basterebbe questo estratto, da un ampio discorso che il neo Presidente ha fatto a Cleveland, per comprendere il perché sia stato scelto dagli elettori che hanno punito l’establishment, lo status quo, hanno punito la Hillary sostenuta da banche, grande finanzia, e multinazionali. La hanno punita perché sostenuta da Hollywood, dal magico mondo dello spettacolo. Come può un muratore frustrato immedesimarsi in Robert De Niro?

Più hanno bistrattato Trump, più hanno insultato il suo elettorato. Che ha alzato la voce, e lo ha fatto per bocca del suo irriverente Rappresentante, che dia lui adesso corpo politico ai rimbrotti da Bar. Si esulta col whisky, niente champagne.1

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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