Ebbene sì, sono passati 35 anni da quando il 14 ottobre 1981 in Giappone andava in onda la prima puntata dell’anime Lamù il cartone dedicato all’aliena con i capelli blu più sexy dell’universo dei cartoni animati.
Per gli under 30 che devono riempire questo vuoto generazionale, una breve sintesi: Capelli dai riflessi verdi, corpo “da urlo” coperto solo da un bikini tigrato e delle piccole corna a testimonianza della provenienza extraterrestre.
Lamù arriva sulla Terra seguendo gli alieni Oni, atterrati nella fittizia città di Tomobiki, corrispondente al distretto di Nerima, nei pressi di Tokyo, con lo scopo di conquistare la Terra. Malgrado tutto, gli alieni offrono ai terrestri la possibilità di salvarsi: se un umano, scelto a caso da un computer, riuscirà a toccare entro dieci giorni le corna di Lamù la Terra sarà libera, omettono però di informare gli umani che Lamù, essendo la figlia del capo degli Oni può volare e dunque non è facile afferrarla.
La scelta del computer cade su un liceale piuttosto stupido e perennemente in preda all’ormone e pertanto parecchio attratto dall’idea di “afferrare” Lamù, Ataru Moroboshi che ovviamente accetta. Dopo mille peripezie e decine di tentativi falliti, All’urlo di “io voglio sposarmi!” con un espediente spoglia Lamù portandola ad avvicinarsi quel tanto che basta da riuscire finalmente a toccare le corna e a salvare la Terra. Ma Lamù fraintende l’affermazione ed accetta ufficialmente, davanti la stampa di tutto il mondo, di sposarlo e da quel momento renderà la vita impossibile al ragazzo, che ha tutto in mente tranne che metter la testa a posto e sposarsi.
La mano dietro il successo è quella di Rumiko Takahashi, la stessa autrice di Cara dolce Kyoko, Ranma ½ e Inuyasha, definita a ragion veduta come la “regina dei manga”, disegnò per la prima volta Lamù nel 1978, ed il manga ha subito un riscontro così positivo nel pubblico che nel 1981 vince il prestigioso Premio Shogakukan per i manga, che assegna ogni anno quattro premi alla migliore opera per bambini, migliore opera per ragazzi, miglior opera per ragazze e miglior fumetto dell’anno, attestandosi in ben due categorie, sia migliore opera per ragazzi che per ragazze. Ben presto, esattamente lo stesso anno, il manga diviene una serie animata di 195 episodi mandata in onda da Fuji Television tra il 1981 e il 1986: Urusei Yatsura (titolo italiano: “Lamù, la ragazza dello spazio”).
Il 4 aprile del 2015 a Tokyo, presso la stazione Oizumi-gakuen della linea della metropolitana Seibu Ikebukuro di Nerima, quartiere dove sorgono le sedi di diversi studi di animazione, tra cui la celebre Toei Animation, e dove per l’appunto è ambientato l’anime di Lamù, sono state poste delle statue in bronzo in onore di alcuni dei personaggi più famosi dei manga, tra cui una dedicata proprio a Lamù. Le altre statue ritraggono Astro Boy, Joe Yabuki di Rocky Joe e Tetsuro e Maetel di Galaxy Express 999.
La versione italiana di Lamù è protagonista, inoltre di un mistero particolare, in quanto la prima sigla del cartone, trasmessa in tv fino alla fine degli anni ’90, è costituita da un brano di cui non si conoscono né titolo, né gli autori, né gli interpreti, e su internet non si trova in versione ufficiale, è possibile reperire soltanto dei montaggi amatoriali.
Dal 1999 la sigla ufficiale è diventata “Mi hai rapito il cuore, Lamù” di Stefano Bersola.
Auguri quindi al personaggio alieno dei fumetti più sexy mai visti in un’opera fumettistica ed anime, che con quelle curve perfette e il viso malizioso, è diventata un’immagine su cui sognare per gli adolescenti e un’icona per le cosplayer di diverse generazioni, assurta a modello di “cosplay sexy” per eccellenza, insieme a Fujiko Mine la fantastica Margot di Lupin III.











