HomeEconomia & SviluppoLavoro, Istat: segnali di ripresa nel primo trimestre 2015

Lavoro, Istat: segnali di ripresa nel primo trimestre 2015

L’analisi congiunta dei dati provenienti da fonti diverse mette in luce andamenti positivi per molti indicatori economici.

Dopo 13 trimestri, il Pil ha messo a segno la prima lieve crescita su base annua (+0,1 per cento). Iniziano a risentirne i dati sul lavoro spiega l’Istat nell’approfondimento statistico pubblicato oggi, e dopo la debole risalita del monte ore lavorate iniziata nel primo trimestre 2014, che si è trasferita con un limitato ritardo sulle posizioni lavorative totali, entrambi gli aggregati registrano una crescita dello 0,4 per cento rispetto al primo trimestre 2014; fra gennaio e marzo, la domanda di lavoro dipendente (proveniente dalle imprese) mostra segnali di crescita nei settori dei servizi ma resta ancora debole nell’industria. Sul fronte dell’offerta di lavoro si registrano i primi segnali positivi grazie al Jobs Act varato dal governo. I dati più recenti, riferiti ad aprile 2015, mettono in luce segnali di ripresa. Dopo il calo registrato a febbraio e marzo, gli occupati aumentano, infatti, di 159 mila unità sul mese precedente (+0,7 per cento) e di 261 mila su aprile 2014 (+1,2 per cento). Al contempo risultano in calo la disoccupazione e l’inattività. Secondo l’istituto di statistica bisogna comunque considerare che i dati mensili sulle forze di lavoro non consentono di valutare le tendenze dell’occupazione per le diverse tipologie (indipendenti/dipendenti; dipendenti permanenti/a tempo determinato ecc.). Dati da leggere con cautela, spiega l’Istat. Tuttavia, sembrano indicare un primo aggiustamento della domanda (e dell’offerta) di lavoro al nuovo quadro dei costi e di impiego del lavoro, conseguente ai recenti provvedimenti normativi, in un contesto di ripresa dei livelli complessivi di attività economica.

In particolare le dinamiche del lavoro nei macro settori evidenziano come resta negativa la dinamica dell’industria (che assorbe circa il 22 per cento delle posizioni lavorative dell’intera economia), dove a pesare maggiormente è il calo del settore delle costruzioni. Meglio nel manifatturiere, il cui monte ore lavorate ha segnato una graduale ripresa nel corso del 2014 e una sostanziale stabilità all’avvio di quest’anno. Decisamente più positivo è il quadro fornito dagli indicatori per i settori dei servizi, che rappresentano il 72,3 per cento delle posizioni lavorative totali: la dinamica tendenziale delle posizioni ha registrato un progressivo rafforzamento nel corso del 2014 che indica, nonostante l’attenuazione del primo trimestre di quest’anno, una ripresa dell’input di lavoro nel comparto. I dati destagionalizzati trimestrali sulle forze lavoro mostrano un trend positivo del numero di occupati a partire dall’inizio del 2014. Nel primo trimestre 2015 si contano 22 milioni 301 mila occupati, valore sostanzialmente stabile in confronto al trimestre precedente. Il risultato è la sintesi di un calo della componente maschile (-0,5 per cento) e della crescita di quella femminile (+0,7 per cento).

Gli occupati tra 15 e 24 anni si riducono dell’1,9 per cento rispetto al trimestre precedente. Il tasso di disoccupazione destagionalizzato scende al 12,4 per cento dal 12,7 del quarto trimestre 2014. Prosegue, si legge ancora nel report, anche la crescita del lavoro a tempo parziale, ininterrotta dal 2010 seppure con intensità differenti nelle diverse fasi cicliche. Nel primo trimestre 2015 gli occupati part time arrivano a 4 milioni 94 mila unità (+0,7 per cento, 28 mila in più rispetto al primo trimestre 2014) anche se, annota ancora l’Istat, l’aumento riguarda quasi del tutto il part time involontario, ossia il lavoro a orario ridotto accettato in mancanza di occasioni di impiego a tempo pieno. L’incidenza del part time involontario sul totale dei lavoratori a tempo parziale sale al 64,1 per cento (62,7 per cento nel primo trimestre 2014).

Se si guarda invece al solo lavoro alle dipendenze, l’Istat rileva che per il quarto trimestre consecutivo l’aumento tendenziale degli occupati riguarda sia i dipendenti permanenti (+36 mila, pari a +0,2 per cento) sia quelli a termine (+72 mila, pari a +3,5 per cento). Quanto al lavoro a termine, l’aumento registrato nel primo scorcio del 2015 interessa soprattutto gli uomini, gli occupati fino a 49 anni ed è più forte nel Nord del Paese. Il peso dei dipendenti a termine sul totale degli occupati sale al 9,7 per cento dal 9,4 per cento di un anno prima. A caratterizzare i segnali positivi, prosegue l’Istat, sopratutto “l’omogeneità territoriale dell’espansione” che, sebbene contenuta, “coinvolge per il terzo trimestre consecutivo tutte le ripartizioni geografiche”: nel primo trimestre 2015 l’occupazione aumenta soprattutto al Nord (71 mila unità in più, pari a +0,6 per cento in confronto a un anno prima) e nel Mezzogiorno (47 mila in più, pari a +0,8 per cento), mentre nel Centro cresce dello 0,3 per cento (+15 mila). “Significativo” il recupero del Mezzogiorno se si considera che circa il 70 per cento della caduta di occupazione tra il 2008 e il 2014 aveva interessato proprio quest’area del Paese.

L’andamento molto positivo delle posizioni lavorative in somministrazione (+6,9 per cento congiunturale, +18,8 per cento tendenziale, dati destagionalizzati), indicatore che sembra anticipare di circa due trimestri l’andamento dell’occupazione dipendente complessiva, rafforza in chiave prospettica i segnali di miglioramento provenienti dagli altri indicatori. Anche l’indice dei posti vacanti, altra misura che anticipa l’andamento delle posizioni lavorative, nel primo trimestre 2015 registra un lieve segnale positivo sia rispetto al trimestre precedente (+0,1 per cento) sia rispetto al primo 2014 (+0,1 per cento). La persistente caduta dell’occupazione nell’industria rispetto al primo trimestre 2014 (-2,8 per cento) è il risultato di andamenti diversi, seppure complessivamente negativi, dei settori di attività. Nelle costruzioni prosegue, anche se a ritmi decrescenti, il forte declino iniziato nel terzo trimestre 2008 (-5,3 per cento). Nelle attività manifatturiere il calo tendenziale nel primo trimestre 2015 è del 2,4 per cento. Nella fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata, settore che nel corso degli anni ha subìto perdite occupazionali limitate rispetto agli altri comparti industriali, l’occupazione si riduce dell’1,0 per cento su base annua. Torna invece a crescere seppur debolmente (0,2 per cento), dopo la caduta del periodo 2013-14, il comparto della fornitura di acqua (reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento), settore strutturalmente in crescita dall’inizio del nuovo millennio fino al 2012.

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