HomeCultura"Le cover band? Cd masterizzati". Lo sfogo dei Camera133

“Le cover band? Cd masterizzati”. Lo sfogo dei Camera133

Questa storia non è sconosciuta a chi suona da una vita. Il pubblico meno educato osserva i musicisti con occhio distratto, incurante del faticoso dietro le quinte, delle ore in sala prove, dei sacrifici nascosti fra ritornelli e assoli. La storia dei Camera133, la band barese che ha conquistato il Premio Mimmo Bucci lo scorso 5 gennaio, è la storia di tutti i gruppi che lavorano alacremente per promuovere qualcosa di originale e inedito. Vale per Bari, così come per tutta l’Italia: da un lato le band emergenti, dai repertori figli della propria inventiva e creatività; dall’altro le cover band, a cui basta il compitino per far felici pubblico, gestori dei locali e, soprattutto, le loro tasche. “Cosa succederà quando in Italia morirà l’ultimo artista vero? Cosa faranno le cover band?”, si chiede Davide Pepe, voce e frontman dei Camera 133.

Dalla camera al palco. I Camera133 nascono nel 2010, dall’incontro fra Gianluca Belviso (basso), Davide Pepe (voce e chitarra) e Vito De Carolis (chitarra). Davide e Vito avevano già suonato insieme negli Empirica. “Ci è voluto un anno e mezzo per giungere alla formazione tipo – ricorda Gianluca – che oggi comprende me, Davide, Vito e Francesco Conversano alla batteria. Il gruppo – prosegue – si avvale anche della collaborazione di Tommaso Pomentale, tastiere e synth, e Ilaria Conversano, pianoforte”.

Quale musica? La loro. “Dopo 3 anni di musica insieme, possiamo affermare con sicurezza che ciò che scriviamo e arrangiamo segue un unico filo conduttore, il nostro – spiega Davide – Abbiamo avuto il piacere di collaborare col produttore Luca Rustici (Elisa, Ligabue, Negramaro), che ci ha dato consigli e suggerimenti necessari per fare quel mezzo metro in più. Inutile dire – ammette la voce dei Camera133 – che l’esperienza di un produttore fa la differenza”.

Chitarre e synth dei Camera133 abbracciano testi delicati ed intimisti, scritti rigorosamente in italiano. “Scrivere in italiano è una bella scommessa – ammette Davide, autore dei pezzi – Bisogna prestare attenzione alla scelta dei termini giusti, non abusare delle rime e non cadere nella tentazione di un testo troppo diretto o troppo metaforico”. Arrivare al pubblico è la parola d’ordine. “La musica deve comunicare qualcosa, altrimenti è fine a sé stessa – afferma Davide – Spesso è già difficile arrivare alla gente in italiano, perché non si presta molta attenzione ai testi. Figuriamoci in un’altra lingua”.

Originali o masterizzati? Quando si tratta di mettere a confronto il lavoro degli artisti che propongono “farina del loro sacco” e quello delle cover band, i Camera133 non le mandano certo a dire. “Nulla contro le cover band e nulla contro quei gestori di locali che badano innanzitutto al ritorno economico – argomenta Davide – Ma spesso si punta l’indice su chi fa musica inedita e finisce per assomigliare a qualcuno di già famoso e non si usa lo stesso metro di giudizio su chi, invece, imita esplicitamente”.

Il pubblico andrebbe educato, riabituato all’ascolto e alla conoscenza della musica originale. In questo i locali giocano un ruolo fondamentale. “Un must per chi suona è sentirsi chiedere dai proprietari dei locali: Quanta gente mi porti? – spiega Davide – Con le dovute eccezioni per i pochi che ancora credono nella musica inedita, spesso i locali che preferiscono le cover band non considerano che ciascuna canzone va pensata, scritta, arrangiata, depositata, registrata e pubblicizzata. Senza considerare le ulteriori spese che ciascun gruppo deve affrontare per andare avanti: strumentazione, consumi, affitti di sala prove, mezzi e trasporti”.

Diventano addirittura paradossali le situazioni in cui chi suona deve anche provvedere alla strumentazione di palco, come casse e mixer, per sopperire alle carenze logistiche dei locali. “Non di rado, per un compenso davvero irrisorio – svela Gianluca – i gruppi si accollano anche montaggio e smontaggio della attrezzatura”.

Il Premio Bucci. I Camera133 avevano già solcato il palco del Teatro Petruzzelli in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico. La serata del Premio Bucci, però, aveva ben altro spessore. “Sapevamo a cosa andavamo incontro – ricorda Gianluca – ma è davvero emozionante suonare sul palco del Petruzzelli nell’ambito di una manifestazione musicale, con il teatro pieno in ogni ordine di posto”.

La kermesse organizzata da Radiosoundcity ha come valore aggiunto il ricordo di Mimmo Bucci. “Tanti musicisti si incontro e si sfidano in quella serata per ricordare Mimmo – aggiunge Davide – Fa un certo effetto suonare in onore di una persona che conoscevi e che oggi non c’è più”.

Premio Bucci che vuol dire anche potersi misurare con musicisti del calibro di Stef Burns, fra i migliori chitarristi al mondo. A Gianluca pare di aver sognato: “Incrociarsi nel camerino con lui e la sua band, scambiare qualche battuta in un inglese stentato – ride – e poter raccontare di aver condiviso una serata con chi ha suonato con Steve Vai e John Satriani”.

I Camera 133 hanno battuto la concorrenza con il brano La distrazione. “Per noi è la prova di aver fatto qualcosa di carino e apprezzato dal pubblico. Questa vittoria è motivo d’orgoglio e appagamento – afferma Gianluca – Arriva dopo un lungo periodo fatto di sacrifici economici, ritagli di tempo, pazienza e perché no, litigi. Un gruppo funziona proprio come una famiglia”. Vittoria arrivata in concomitanza con la scomparsa di un grande della musica italiana come Pino Daniele. “Salire sul palco dopo aver visto da poco un video da lui girato al Petruzzelli mi ha fatto uno strano effetto”, ammette Davide.

 

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Lino Castrovilli
Lino Castrovilli
Laureato in Scienze della comunicazione, vive una condizione mentale-lavorativa a suo dire schizofrenica: cerca con insistenza di unire in un’unica professionalità il suo amore per il web e la scrittura. Ama la Puglia e per questo, nonostante le difficoltà ha deciso di restare qui.

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