Questo pomeriggio (Lunedì 21 settembre – 16.30 – 18.30 – 21.00 – 22.40) sarà proiettato al Multicinema Galleria di Bari lo straordinario documentario di Chris Moukarbel Banksy Does New York.
Sei mai stato a New York? Be’ puoi andarci anche dal web che racconta le dinamiche dell’art system, tutti regolarmente documentati e diffusi con una sorta di foto-video diario online narranti l’impresa newyorchese del celebre e inafferrabile street artist di Bristol. La sua identità è tutt’ora sconosciuta, ma di lui si percepiscono informazioni ovunque nella Big Apple grazie ai graffiti e alle installazioni disseminate ovunque nello spazio urbano fino all’ottobre del 2013. Si inalano-guardando le sue produzioni-riferimenti di natura politica, sociale o inerente alle dinamiche dell’art system. Prodotto da Hbo, il documentario dà spazio alle testimonianze e alle reazioni delle persone, facendo comprendere come l’impresa dello street artist sia anche un attacco al sistema dell’arte e delle sue gallerie.
Il film raccoglie i “30 giorni follia” ed include anche contenuti creati dai “cacciatori” di Banksy, dai video di YouTube alle foto di Instagram: la risposta dei newyorchesi è così diventata parte del lavoro stesso, un esilarante e dettagliato resoconto del clamore provocato in città dal misterioso artista. Un paio di “cacciatori” di Banksy e di persone che portavano a passeggio il cane hanno registrato con una videocamera la loro ricerca di opere per tutto il mese, mentre Stephan Kezler, proprietario di una galleria in Southampton gallery che compra e vende le opere pubbliche non autorizzate degli street artist, ha ricercato nuovi e preziosi pezzi.
Con installazioni che abbracciano tutti e cinque i distretti di New York, includendo una combinazione di stencil graffiti, scultura, video e performance, Banksy ha toccato un’ampia gamma di temi come i salari nei fast food, la crudeltà sugli animali nell’industria della carne, le vittime civili in Iraq e l’ipocrisia del mondo dell’arte. Dal distretto del Queens a Staten Island, da Bushwick al Lower East Side, ogni opera è stata svelata quotidianamente sull’account Instagram dell’artista e sul suo sito, senza rivelarne però l’esatta collocazione. Usando gli hashtag di Twitter, i post su Facebook, Instagram e Vine, gli amanti dell’arte e i fan setacciavano le strade per un nuovo e spesso fugace sguardo alle opere di Banksy. Ad aumentare il brivido dell’inseguimento per i fan dell’artista c’era l’incertezza relativa alla possibilità che l’opera venisse cambiata o rimossa prima che loro arrivassero per vederla. A
lcuni street artist locali hanno cominciato a taggare sui lavori di Banksy, mentre alcuni proprietari di immobili o aree private hanno rimosso oppure oscurato le opere nella speranza di guadagnare qualcosa dalla Banksy-mania. Infine l’artista ha richiamato l’attenzione del sindaco Bloomberg, che ha dichiarato che Banksy stava deturpando la proprietà pubblica e privata. Nonostante il New York Police Department abbia negato di essersi messa alla ricerca dell’artista, come la stampa rivendicava, un giorno della residenza newyorchese di Banksy è stato cancellato proprio a causa dell’intervento della polizia.
Anche l’Italia ha l’onore di albergare un’opera di Bansky a Napoli in piazza Gerolomini. Da non perdere.











