La ludopatia – o gioco d’azzardo patologico – è descritta come l’incapacità di resistere all’impulso di giocare d’azzardo o fare scommesse, nonostante l’individuo che ne è affetto sia consapevole che questo possa portare a gravi conseguenze infatti, per continuare a dedicarsi al gioco d’azzardo e alle scommesse, chi è affetto da questa patologia, simile per alcuni tratti al disturbo ossessivo compulsivo, trascura lo studio o il lavoro e può arrivare a commettere furti o frodi.
Tale disturbo può portare a rovesci finanziari, alla compromissione dei rapporti e al divorzio, alla perdita del lavoro, allo sviluppo di dipendenza da droghe o da alcol fino al suicidio. Di recente, il Ddl del 13 settembre 2012 n. 158 (art. 5), ha inserito la ludopatia nei livelli essenziali di assistenza (Lea), con riferimento alle prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione rivolte alle persone affette da questa patologia che sembra interessare attualmente essere la dipendenza a più rapida crescita tra i giovani e gli adulti.
Si è parlato di ludopatia anche nell’intervento di ieri, in Regione Puglia, di Franco Pastore (Misto/PSI) che ha parlato dell’importanza di pianificare delle campagne di sensibilizzazione che coinvolgano le scuole: “Sarebbe importante e significativo se la regione Puglia predisponesse una campagna di sensibilizzazione sui rischi delle ludopatie e del gioco d’azzardo patologico nelle scuole pugliesi, le scuole superiori. Una tale iniziativa sta per prendere il via in Piemonte, a cura degli assessorati regionali alla sanità e alla istruzione e interesserà 20 città. Certo le scadenze elettorali sono strette, ma sarebbe bello se fra gli ultimi provvedimenti, la giunta Vendola pensasse a un intervento in questa direzione”.
Il consigliere regionale ha poi proseguito: “Intervenire nelle scuole, su ragazzi che hanno una età che va dai 13 ai 18 anni, è molto importante. Può servire a fare prevenzione, nella migliore delle ipotesi, ma anche a contrastare quella che per molti adolescenti è già una abitudine, una cattiva abitudine. Basta fare un giro per i centri scommesse, nelle tabaccherie e nelle slotterie per rendersi conto di quanti ragazzini gravitino lì attorno. Ai ragazzi si deve spiegare con gli strumenti della scuola, con la logica, la matematica, che vincere è molto difficile e che quando non si vince si entra in un circolo vizioso che, paradossalmente, determina un accanimento a provarci ancora, fino a non poterne fare a meno, a diventarne dipendenti, sacrificando tutto il resto e perdendo non solo la posta in denaro. Mi auguro che questa mia proposta possa essere presa in considerazione, anche alla luce dell’ulteriore riconoscimento della gravità del Gioco d’azzardo patologico e delle ludopatie in generale, visto che i trattamenti medico sanitari per curarli, sono stati previsti nei nuovi Lea, i Livelli essenziali di assistenza, del governo”.











