Saldamente al timone del primo partito per consensi del centro-destra, e secondo solo a Matteo Renzi per fiducia nei leader, Matteo Salvini non si risparmia e getta il cuore oltre l’ostacolo. La metamorfosi in casa Carroccio è lenta, ragionata e consolidata. Ricucire le fratture del Nord e del Sud per sfidare tutti assieme l’Europa e le sue regole. Il Segretario ci crede e chiama al suo fianco perfino Checco Zalone, in fondo si sa, il riso alleggerisce le battaglie.
On. Matteo Salvini lei è di ritorno dall’esperienza pugliese con i presidi di Bari e Santeramo in Colle, per la spinosa questione Natuzzi. Come è andata? Ha avuto un impatto positivo la sua mediazione?
“E’ sempre difficile incidere da politico di opposizione in dinamiche sindacali così complesse. Comunque è mio dovere esserci e continuare ad esserci senza promettere miracoli che non posso fare, ma seguendo con attenzione, anche con il lavoro dei nostri parlamentari, l’evolversi della situazione. A Bari e a Santeramo esattamente come in provincia di Treviso o a Bologna, il diritto al lavoro non è del Nord o del Sud, è di tutti”.
Il dibattito giornalistico sulla nascita del partito unico in casa Carroccio è molto acceso, ricco di retroscena. Bolle in pentola una revisione della “Lega Nord”? Si fonderà con “Noi con Salvini”?
“E’ un dibattito aperto sia in casa Lega che nelle fila dei tantissimi che hanno aderito a Noi con Salvini. Il fatto che se ne discuta è di per sé una buona notizia: Vuol dire che il movimento è sano e le persone si avvicinano in nome di ideali comuni, non di interessi. A tutti è chiaro che l’accelerazione autoritaria dell’Unione Europea che con le sue politiche sta strangolando la nostra economia ha fatto sorgere nuove priorità che sono da risolvere tanto al Nord, quanto al Sud, pensiamo ad esempio all’emergenza delle delocalizzazioni che sta lasciando sul lastrico tanti lavoratori. Tanto in provincia di Bologna quanto in Puglia. Arriverà il momento della sintesi politica evidentemente, ma è ancora prematuro fissare date”.
Mentre lei ha tenuto il fronte delle destre europee a battesimo nella sua Milano con Marine Le Pen, Umberto Bossi in una intervista fiume a “Libero” ha dichiarato: “Salvini non deve avere fretta di fare il premier, deve fare ancora esperienza.” E’ un modo per arrestare la sua corsa o il benevolo consiglio di un padre di famiglia?
“La fretta di cambiare governo non dipende dalla volontà di Salvini, ma dalla pericolosità del Governo Renzi-Alfano che sta permettendo la svendita finale delle nostre sovranità e della nostra economia. Un Governo che lascia sguarniti i confini nazionali, mentre il resto d’Europa li ripristina, tutto per elemosinare uno “zero virgola” di flessibilità dalla mano dei padroni di Berlino e di Bruxelles. Gli esodati della Fornero, i disoccupati, i giovani sottopagati, quelli che emigrano, i piccoli imprenditori, gli artigiani, i poliziotti mortificati dai tagli di bilancio, i medici senza contratto, gli insegnanti precari: Ecco chi ha davvero fretta di cambiare Governo. Io sono con loro”.
In controtendenza con gli altri partiti e movimenti, ha riportato in auge la “Scuola di Formazione politica”. E’ da qui che nascerà la nuova classe dirigente della Lega?
“Quello che fanno gli altri ci interessa poco. Per noi la concretezza è da sempre la stella polare, per questo abbiamo organizzato la nostra Scuola di Formazione Politica, aperta a tutti coloro che vogliono mettersi a disposizione di un progetto di cambiamento, di sovranità, di autonomia. Non è questione di classe dirigente, ma di dare strumenti ai cittadini per diventare protagonisti della vita politica, al contrario di chi fa di tutto per tenerli spettatori o al massimo comparse”.
C’è molta attenzione al Sud riguardo il suo progetto, però se lei fosse più presente, come batte egregiamente i rioni del Nord, probabilmente i risultati sarebbero ancora migliori. Ha mai pensato di intensificare la sua presenza nel Meridione?
“Il mio problema più grave è che le giornate durano solo ventiquattro ore. Stiamo lavorando ad un decreto legge per allungarle almeno a trenta, per darmi la possibilità di rispondere a tutti ed essere ovunque mi chiamino. Scherzi a parte faccio quello che posso, senza risparmiarmi, al Nord come al Sud. Però il nostro progetto non può permettersi di fare gli stessi errori del passato, uno su tutti l’affidarsi al concetto di un uomo solo al comando: è un modello perdente e non mi interessa. Io voglio costruire reti, alleanze con i cittadini, con le singole persone che non chiedono altro se non di poter vivere in un Paese normale con un Governo normale. Si può cambiare solo se ognuno si fa carico della sua responsabilità, senza deleghe in bianco a nessuno, ma con la forza di tutti”.
Domani mattina diventa Premier. C’è una personalità del Mezzogiorno che farebbe Ministro?
“La lottizzazione geografica dei governi mi ha sempre fatto tristezza: Quello che conta sono i programmi, non la carta d’identità dei ministri. Se devo fare un nome però ripeto quello di Checco Zalone ministro della Cultura. La stampa l’ha presa per una provocazione, ma io credo che la genialità di un regista capace di far ridere e far pensare milioni di italiani con i suoi film non vada ignorata dalla politica. Per tanti parrucconi della cultura ufficiale sarebbe davvero una “caduta dalle nubi”.











