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Mons. Vito Angiuli, secondo ospite di “Ti racconto a Capo”: «Decisivo, nell’interpretazione del messaggio di don Tonino, il paradigma dello sviluppo nella continuità»

Continua la rassegna letteraria di Corsano “Ti racconto a Capo“, con la seconda serata venerdì 4 luglio alle ore 21. L’ospite sarà Mons. Vito Angiuli, Vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, che presenterà il suo ultimo libro “Grazie don Tonino“, una racconta di testi che offre un’immagine del Vescovo venerabile inedita, ma nel contempo chiara ed efficace, fornendo la riprova dell’impegno reso alla Chiesa attraverso il ministero presbiterale in terra salentina. Con il Vescovo dialogheranno don William Del Vecchio, parroco di Corsano, Carlo Ciardo e Luciano De Francesco. Sarà un modo anche per approfondire sul penultimo libro del Vescovo, sempre su don Tonino, “Vi voglio bene“.

Abbiamo intervistato il Vescovo Angiuli, per approfondire l’evento e le sue due pubblicazioni.

1. Il suo primo libro parte da un chiaro riferimento già nel titolo alle parole molto usate da don Tonino, “Vi voglio bene”, con cui si rivolgeva alle persone. Può essere già questo un segno identitario della sua vita?

ANGIULI: «L’ espressione “vi voglio bene” o, al singolare, “ti voglio bene” era frequente nel linguaggio di don Tonino. Di solito si concludevano così le conversioni personali o di gruppo. Da questa locuzione traspare l’affetto e l’amicizia che don Tonino voleva sottolineare. Insomma non un rapporto asettico e distaccato, ma un una relazione coinvolgente e appassionata. Se poi si tiene conto che don Tonino chiamava anche per nomi propri e non per categorie astratte, il quadro si fa più completo. Bisogna però considerare che il piano affettivo si basava una visione più profonda. In gioco non c’era solo la dimensione antropologica, ma anche una chiara impostazione teologica. Il punto, più volte richiamato da don Tonino, era l’incipit del documento conciliare Gaudium et spes che così recita: «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e non vi è nulla di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore». Questa frase, molto densa di significato, rivela “lo spirito” con il quale il Concilio si è posto nei riguardi del mondo: rapportarsi uno stile di dialogo e di confronto spinto da una certa benevolenza reciproca e da un desiderio di collaborazione. Pertanto, l’espressione “vi voglio bene” non ha solo un significato affettiva, ma esprime anche la volontà di riconoscersi non estranei o, addirittura, nemici, ma “fratelli” desiderosi di camminare insieme».

 

2. Sempre in “Vi voglio bene”, pubblicato nel 2024, lei si pone l’obiettivo di cambiare il tipo di lettura sulla vita di don Tonino. Comprendere il sacerdote per capire il vescovo, seguendo un solco della continuità. Inoltre, la sua opera va a riempire un vuoto di testi relativo a quel periodo. Quanto è importante colmare questa lacuna?

ANGIULI: «A me sembra che sia decisivo, nell’interpretazione del messaggio di don Tonino, assumere il paradigma dello “sviluppo nella continuità” sia per un motivo antropologico sia per una ragione ermeneutico. Quanto al primo aspetto bisogna raffermare che se è vero che il cammino di ogni persona subisce nel corso del tempo una serie di cambiamenti e trasformazioni sul piano fisico, psicologico e culturale, non è meno vero che rimangono alcune idee di fondo. Solo in alcuni casi avviene un cambiamento così radicale da dover ritenere che si tratti di due soggetti totalmente diversi. Di regola, nel susseguirsi del tempo, lo sviluppo si radica in una fondamentale continuità con il passato. Questo è ciò che è accaduto in don Tonino. Alcune su idee presenti nl periodo ugentino si sono rafforzate e meglio chiarite nel periodo molfettese. Ma tra questi due periodi non c’è stata una cesura e un distacco, come alcuni sostengono. A conferma si potrebbero portare molti esempi. Accenno solo al tema della pace, su cui tanto si insiste. Si tratta di un aspetto che don Tonino aveva preso in considerazione già nella redazione della sua tesi di laurea agli inizi degli anni ’60. L’argomento dello sviluppo nella continuità vale anche soprattutto sul piano ermeneutico. Quasi tutti gli studi pubblicati in questi trent’anni si riferiscono solo agli scritti da vescovo. Nulla viene detto su quelli da sacerdoti, Anzi molti ritengono che non vi siano tali scritti e, comunque, non li conoscono. In questi ultimi anni ne sono stati pubblicati parecchi. Ma si continua a ignorarli e a riferirsi solo a quelli molfettesi. In tal modo, l’interpretazione risulta necessariamente parziale, se non addirittura fuorviante perché non si conosce il suo pensiero precedente e non si comprende lo sviluppo culturale che c’è stato in seguito. Il mio intento è metter un argine a questa deriva ermeneutica».

 

3. Il secondo libro “Grazie don Tonino”, pubblicato nel 2025, intende raccogliere le testimonianze dirette di chi lo ha conosciuto (vescovi, sacerdoti e laici), per partire verso una vera scoperta. Quanto è stato complesso ma al tempo stesso importante questo lavoro di raccolta?

ANGIULI: «Anche questo libro ubbidisce allo stesso criterio. Molti si professano “amici” di don Tonino e vantano un’approfondita conoscenza della sua persona. Richiamano spesso gli episodi e gli incontri avuti con lui durante la sua vita. In non pochi casi, in interviste e dibattiti pubblici propongono la loro personale esperienza come un elemento di una certa rilevanza per la conoscenza di don Tonino. A ben vedere, in non pochi casi si tratta di episodi limitati e di occasioni di incontro abbastanza circoscritta nel tempo.  Per questo, nel novantesimo anniversario della nascita di don Tonino, ho voluto dare alle stampe i ricordi dei coloro che hanno intessuto con lui una relazione che è durata tutto l’arco della sua esistenza ed anche oltre. Ovviamente la ricerca di testi inediti e di testimonianze particolari ha richiesto un lungo e complesso lavoro di ricerca. L’indagine si è protratta per anni ed è stata condotta con una buona dose di pazienza e di attenzione ai più piccoli segnali che potevano indiare una pista utile allo scopo. Il risultato è stato utile ed entusiasmante soprattutto perché è stato possibile offrire materiali inediti che gettano una luce nuova sulla vita e il messaggio di don Tonino».

 

4. A lui sono rimaste legate le comunità di Ugento e Tricase, conferendogli la cittadinanza onoraria. Ugualmente, il libro punta a far conoscere gli aspetti intimi di don Tonino, coinvolgendo il lettore facendolo sentire uno di famiglia. È questo uno dei punti di forza del rapporto che ha avuto con la sua gente?

ANGIULI: «Lo spirito di famiglia è, senza alcun dubbio, il motivo ricorrente che traspare da tutti i testi consultati. Ritorniamo così al tema già affrontato nella prima domanda. Se la città di Tricase e, in seguito, quella di Ugento hanno deliberato di offrirgli la cittadinanza onorare è perché hanno considerato la sua persona come “uno di famiglia”. Nel libro non ho pubblicato la cittadinanza di cui anche il Comune di Molfetta lo ha insignito perché il mio scopo era quello di pubblicare solo i testi dell’ambiente salentino. Tuttavia, anche il conferimento ricevuto a Molfetta rivela che il suo ministero episcopale ha significato non solo un naturale riferimento al suo dovere di essere il maestro della fede e il pastore della comunità cristiana, ma anche il “fratello” di tutti. Un fatto significativo è che, anche a distanza di tempo, questo “feeling” non si è dileguato, ma continua ancora ad essere ricordato, magari anche con un po’ di nostalgia».

 

5. Don Tonino si rivolgeva agli ultimi e parlava di pace. In un mondo che sembra non volere far pace con gli errori del passato e continua a essere proiettato su scenari di guerra e di ingiustizia, quanto è attuale il suo messaggio?

ANGIULI: «Qui tocchiamo un punto particolarmente attuale per la sua necessità e la sua tragica attualità. I discorsi e i gesti in favore della pace proposti da don Tonino sono stati molteplici. Si deve però amaramente concludere che il tema ai nostri giorni sembra non aver fatto nessun passo avanti, anzi forse siamo di fronte a una pericolosa involuzione. Il messaggio è naturalmente è di grande attualità. Lo dimostrano i frequenti appelli che prima Papa Francesco ed ora Leone XIV non si stancano di inviare ai potenti della terra perché si realizzi un deciso e profondo cambiamento di rotta nei rapporti internazionali per mettere fine alla corsa e al commercio delle armi e realizzare relazioni fraterne e pacifiche rivolvendo i conflitti con le “armi” del dialogo e della diplomazia sulla base del diritto umanitario internazionale. Di fronte alla complessità della situazione attuale, è certamente utile richiamare lo stile di don Tonino che univa parola e azione, gesti e messaggi, impegni concrei e richiami ideali. Soprattutto è necessario assumere la sua estrema concretezza nell’analisi dei dati storici accompagnata dalla volontà di richiamare con forza la proposta ideale che doveva essere preservata da ogni forma di compromesso e mantenuta nella sua più alta dimensione “utopica” o, per usare il suo linguaggio, nella sua accattivante e attraente realtà “eutopica”».

 

6. La rassegna “Ti racconto a Capo” è un’iniziativa che dà spessore alla nostra terra. Come vede lo stato della cultura nella nostra Puglia? ‎

ANGIULI: «La rassegna “Ti racconto a Capo” rappresenta una delle tante encomiabili iniziative che vengono proposte in molti paesi del Salento. A fondamento, c’è l’entusiasmo di persone che desiderano far decollare il territorio anche sul piano culturale. Molto spesso, però, mancano i mezzi finanziari necessari per dare continuità e visibilità a programmi di alto valore culturale, ma che rimangono circoscritti nel territorio dove sono proposti e realizzati. Bisognerebbe farli diventare “eventi”. Sono fermamente convito che lo sviluppo economico del Salento richieda anche una solida base culturale che dovrebbe essere lo strumento per far crescere il territorio, molto spesso attratto da manifestazioni più accattivanti e più “consumistiche”. Soprattutto bisognerebbe coinvolgere le nuove generazioni e superare una certa frammentazione per consentire una visione condivisa e di alto respiro. Ci vorrebbe, indefinitiva, un “salto culturale” rendendo possibile l’ideazione di progetti e proposte da programmare, condividere e realizzare insieme».

 

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Marco De Matteis
Marco De Matteis
Giornalista pubblicista, scrive per PugliaIn dal 2018 e L'Edicola dal 2024. Laureato in Scienze della Comunicazione, ama tutto ciò che ha a che fare con l’estate. Gestisce una libreria nel cuore del Salento. Ama leggere e scrivere, e cura una piccola rubrica di recensioni on line, oltre che una rassegna letteraria "Libri in Terrazza". Gioca a tennis da quando aveva 7 anni, ed ora si è convertito giocando anche a Padel. Nel novembre 2020, per Editrice Salentina, pubblica "Il piano inclinato, #raccontidellaquarantena", il suo primo libro; nel luglio 2022, per Las Vegas Edizioni, esce "Ti ho trovato fra le pagine", di cui è uno degli autori; nel 2023 pubblica, per Capponi Editore, "Quattro anni in fumo".

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