Càpita, ed è la seconda volta, di trovarmi in estate in una località balneare ad un concerto in una occasione in cui la musica di qualità è l’ultima cosa che ci si possa aspettare. E se la prima volta è una sorpresa, la seconda pretende una conferma.
Cesare Dell’Anna e la Bandadriatica: una miscela esplosiva di musica geniale e creativa, il cui riferimento rimanda in modo naturale alla musica balcanica di Goran Bregovich; ma è molto molto di più. La parola madre è contaminazione nella accezione più pura e autentica del termine, senza ombra di compromesso.
Cesare nasce in una famiglia che da generazioni fa parte delle bande musicali salentine. Non stupisce pertanto se a 7 anni suona in banda, a 17 si diploma al Conservatorio di Lecce e si perfeziona a Pescara col massimo dei voti. La sua vita è segnata da una passione genuina che sfocia in una creatività inarrestabile, legata a forme di esperienza vastissime: tenendo ben chiara in mente la tradizione, gli piace veleggiare nella musica contemporanea, jazz, classica, balcanica senza badare a eventuali presunti confini. Anzi! Qualora se ne presentino li viola e li forza. Ed eccolo con il clown algerino Miloud Oukjli, con la gitana Esma Redzepova, con il violoncellista albanese Redi Hasa, con lo stesso Bregovich, con il minimalista statunitense Terry Riley, con i nostri Rava, Fresu, Ottaviano, Casarano, Minafra, Petrella, Abbracciante. La sua è sperimentazione pura, ed è per questo che fonda nella campagna salentina l’Albania Hotel, un sito dove la musica viene valorizzata in tutte le forme multiculturali. Lì nasce il progetto Opa Cupa, premessa del più recente GirodiBanda, in cui la musica di banda diventa collante di musica popolare (pizzica e ballate), balcanica e orientale, jazz, d’orchestra, più valzer e tarantelle, con uno sguardo attento a tutta l’area del Mediterraneo. E’ un coraggioso mix originale e devastante di generi musicali mai realizzato prima.
Nel concerto che Cesare ha allestito in estate nel proporre i pezzi di “Seme”, suo ultimo lavoro discografico, ha fatto di più: ha aperto alla musica africana e afroamericana, promuovendo il cantante senegalese Talla Ndiaye. E’ il campo della World Music che si allarga, mettendo un po’ da parte la musica da banda e inserendo le tastiere. Ci sono escursioni nel reggae, “Nonno”, “Young Man”, “Bum Bum”, nella musica sudamericana, “Sibala”, nel blues, “Struggle” intensa e struggente, nelle ballads, “Afrique mon Amour”, “One Love”, “My number One”, nella musica africana, “Sameid Soir” e la nostalgica “How Come”. Il tema è quello dell’accoglienza, della fratellanza dei popoli: non si possono rompere i confini della musica se non si rompono quelli fra le culture e i popoli. La tromba di Cesare occhieggia qua e là, interrompe con discrezione, arricchisce, impreziosisce, accarezza, racconta e dirige. Un buon lavoro di sicuro, ma se si vuole “entrare” nell’Albania Hotel bisogna ascoltare i due dischi di GiroDiBanda, del 2008 e del 2018, lasciandosi trascinare da ritmi, emozioni, e calore, con tutta la forza e la partecipazione degli Ezezi, gruppo di operai dell’Alfa Romeo di Pomigliano D’Arco. Vi si parla di lavoro nero e di morti sul lavoro, e vi si trovano pizziche scatenate ma anche azzeccati accostamenti al valzer, al Bolero di Ravel, alle composizioni di Mussorgskij. “Lingontiana” giganteggia, trascinante e irresistibile. E il miracolo è che tutto avviene senza forzature, con estrema naturalezza: è energia allo stato puro in un vorticoso avvicendarsi di stili in perfetta sintonia. E se si nutrono dubbi sulla ispirazione anche jazzistica di Cesare, allora bisogna fare una incursione nella splendida “Tarantavirus Jazz Night”: la grande grande musica made in Puglia non ha limiti.
Un mio amico musicista mi ha detto: “Cesare è una forza della natura!”













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