HomeCulturaMusica, Lizz Wright: la classe e l'eleganza del Soul a Bari

Musica, Lizz Wright: la classe e l’eleganza del Soul a Bari

A volte si possono fare anche piccoli strappi alla regola, soprattutto se non si esce fuori tema e le alternative sono valide, di quelle per le quali vale la pena fare una sosta. Così l’associazione “Nel gioco del Jazz” anziché andare diritto per la strada del jazz mette la freccia e svolta nel più grande viale della musica soul: la black music afroamericana, non dimentichiamolo, ha mille sfaccettature e un’unica matrice. E la grande Mother Africa ha partorito una delle sue figlie di maggior talento in una regione della Georgia dove erano molti gli schiavi neri che lavoravano nelle piantagioni di cotone: Lizz Wright.

Il suo concerto, annunciato da tempo e tanto atteso, ha avuto il giusto riscontro del pubblico di Bari in una serata che è stata turbata solo dalla triste notizia della morte di Al Jarreau.

Lizz è una vocalist raffinata che si è formata con il gospel sudista per approdare a un repertorio di ballate blues e soul, ma anche a un jazz da intrattenimento di alto livello. La sua voce calda e carica rimanda a tante interpreti del passato e punta soprattutto su una intensità che coinvolge ed emoziona in profondità. Accostata in un primo tempo a Billie Holiday per averne interpretato la figura, oggi il riferimento più frequente è Norah Jones: tutto sommato una forzatura, anche perché la Wright viaggia sicura verso una propria identità sempre più definita. A 37 anni, e in tal senso è ancora giovane, ha al suo attivo 5 album ai quali aggiungere un sesto in cantiere che vedrà la luce la prossima estate.

Al suo ultimo disco “Freedom & Surrender” (del 2015) ha collaborato Larry Klein, produttore di Herbie Hancock, Tracy Chapman e Joni Mitchell, tra gli altri. Nei lavori precedenti si è lasciata ispirare anche dai Vangeli e dalla produzione di Jimi Hendrix ed Eric Clapton. Lo scriviamo per significare che sul palcoscenico del Teatro Palazzo abbiamo ascoltato una cantante completa e originale nella sua semplicità, con una personalità sorprendente fin dalle prime note. I classici si mescolano alle nuove composizioni in un mix di gusto, classe ed eleganza interpretativa che affascina, seduce, impressiona. Qua e là qualche brivido nella schiena ricorda un’emozione, una vibrazione positiva.

Sorprendono le iniziali “Nature Boy” della Fitzgerald e la splendida “Old Man” di Neil Young in una versione rallentata e orientata al blues. Nella voce fervida di Lizz ci sono energia e vigore contenuti, controllati: “I’m confessin”, “Lean In” e “Another Angel” sono gemme di eleganza, un autentico soul che crea tante atmosfere singole nelle quali ogni spettatore si immerge e si lascia andare. Dopo “Hit the Ground”, un rhythm and blues di pregevole fattura, un omaggio alla musicalità di Aretha Franklin e un breve gospel, arriva “Stars Fell on Alabama”, altro classico della Fitzgerald, in una interpretazione da brividi, di quelle che lasciano stupefatti e si vorrebbe non finissero mai. Il pubblico è conquistato sotto ogni profilo.

Alla batteria Che Marshall, al basso elettrico Nicholas D’Amato, alla chitarra Martin Kolarides, alle tastiere Kenny Banks: non ci sono assolo come il jazz spesso esige, tranne qualche intelligente sottolineatura del chitarrista o qualche divagazione di Banks all’organo, uno di quegli organi che si usano nelle chiese americane per accompagnare i gospel. Appunto!

E’ il momento del bis, uno, unico: “Freedom”, libertà, una parola che esprime qualcosa di cui oggi si parla molto negli U.S.A.

“La musica è arte primordiale: fa veramente sentire l’anima di chi la fa” (Lizz Wright)

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