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Natuzzi, la spada di Damocle dei reintegri sul piano di investimenti. Sindacati: “inaccettabile ricatto”

Una vera e propria spada di Damocle sulla Natuzzi in questa lunga e calda estate, per una vertenza che, mai chiusasi, promette di essere al centro dell’attenzione ancora per molto tempo.

La vicenda è nota. Dopo la chiusura dello stabilimento di Ginosa per l’azienda di Santeramo leader nella produzione di mobili imbottiti e dopo l’accordo a fatica siglato con Ministero dello Sviluppo Economico e Regione Puglia si era trovata la “soluzione” di una newco specializzata che avrebbe dovuto riassumere “quasi” tutti i lavoratori dell’impianto ginosino. Ma a questa soluzione hanno aderito soltanto 32 lavoratori. Tutti gli altri (176) hanno scelto la via giudiziaria.

Le prime tre sentenze sono già arrivate, e vanno tutte nella direzione della riassunzione dei lavoratori non già per l’impossibilità del licenziamento, ma anche per i criteri adottati dall’azienda. Ovvero avrebbe dovuto coinvolgere tutti i lavoratori interessati dalla solidarietà.

La conseguenza è che, per effetto delle sentenze del Giudice, ai lavoratori spetteranno tutte le mensilità arretrate e non percepite, oltre alla riassunzione nel proprio posto di lavoro.

Una cosa che il management della Natuzzi ha considerato, nel corso di una riunione di questa mattina a Roma, derimente al punto tale da mettere a rischio l’attuazione del piano industriale tanto a fatica messo per iscritto insieme alle Istituzioni.

Dunque un piano d’investimenti bloccato “per difendere la tenuta del bilancio” a cui si aggiunge anche il pericolo serio e concreto che la situazione (soprattutto quando arriveranno a sentenze le altre cause) la situazione possa sfuggire di mano.

Intanto la società ha dovuto accantonare proprio per fare fronte a queste sentenze qualcosa come 13,5 milioni di euro (messi a bilancio nel primo trimestre del 2017) con un piano di investimento complessivo di 37,7 milioni di euro che rischia di saltare.

“Come previsto dalla sentenza — hanno detto i dirigenti della Natuzzi — riassumeremo i tre dipendenti già il prossimo 3 luglio. Ma visti gli impatti economici dei procedimenti in lista siamo costretti a bloccare i piani di investimento”.

I sindacati non ci stanno e ribattono. “Tutto questo è inaccettabile — affermano Cgil, Cisl e Uil — comprendiamo che tali sentenze rappresenteranno un ingente costo economico, ma usarle come pretesto per ritirare gli investimenti e il piano industriale non è concepibile”.

“L’impressione – dicono Aldo Pugliese, Segretario Generale della UIL di Puglia, e Salvatore Bevilacqua, Segretario Generale della Feneal UIL regionale – è che le sentenze relative alle cause in Tribunale vinte da alcuni lavoratori per la mancata rotazione della Cassa integrazione e contro la procedura di licenziamento siano solo l’ennesimo pretesto, da parte della Natuzzi, per bloccare gli investimenti e il piano industriale. Ebbene, ribadiamo la nostra netta opposizione a un’operazione che ha come unica conseguenza quella di mettere nuovamente a rischio ben 1300 posti di lavoro e di vanificare gli sforzi compiuti da tutte le parti in causa, a cominciare dagli stessi lavoratori, negli ultimi 10 anni per recuperare una situazione estremamente critica”.

“Natuzzi ha annunciato – dicono – senza alcun tipo di vergogna, che per ogni lavoratore reintegrato dal giudice ci sarà un lavoratore licenziato tra quelli che stanno lavorando. Tutto ciò è inammissibile, è un ricatto bello e buono che non può essere accettato supinamente. Purtroppo – attaccano ancora i due segretari – Natuzzi non è nuova a queste repentine e inattese inversioni di marcia. La storia recente è piena di promesse non mantenute da parte di un’azienda che ha goduto sempre della massima collaborazione, anche economica, da parte delle istituzioni. Eppure, nonostante le mille dichiarazioni d’intenti di chi, come Natuzzi, si è sempre presentato come ‘imprenditore buon padre di famiglia’, ancora una volta i figli prediletti vengono abbandonati al loro destino, nuovamente pieno di punti interrogativi e privo di certezze”.

Una situazione difficile, soprattutto se dovesse essere accertato che la cassa integrazione è stata applicata in maniera non conforme alla legge. Con conseguenze per tutti i dipendenti dell’azienda e, soprattutto, anche per la quota già versata dalle casse pubbliche.

Un intreccio complicato che porta nubi nere sul futuro dell’azienda murgiana.

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Redazione
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