Chissà se il maestro Giorgio Gaslini quando alla fine degli anni ’70 coniò il termine “musica totale” aveva ipotizzato una fusion tra musica classica e jazz!? Quel concetto era forse ardito ma non impossibile in un periodo in cui si sperimentavano varie forme di contaminazione.
Oggi possiamo affermare che Gaslini aveva ragione: uno degli esperimenti meglio riusciti in tal senso è nato dalla collaborazione di due musicisti che, partiti da prospettive diverse, hanno fatto dell’eclettismo la forma migliore di espressione musicale.
Uri Caine, pianista americano di Philadelphia, una volta trasferitosi a New York, dichiara di avervi scoperto “un mondo nuovo” e che la musica classica non è statica e immutabile, ma è un suono che suggerisce nuovi stimoli e ricerche”. I suoi riferimenti sono Miles Davis, John Coltrane, ma anche Stravinsky e Berio. In questo contesto non devono stupire le sue riscritture di Mahler, Bach, Beethoven.
Dalle rive mediterranee della Sardegna viaggia inconsapevolmente nella sua direzione il nostro Paolo Fresu, altro musicista poliedrico aperto ad ogni genere di esperienza musicale. Con una inesauribile capacità di realizzare progetti musicali in numerose collaborazioni (Jaques Morelenbaum, Ralph Towner, Omar Sosa, Richard Galliano) esplora con tromba e filicorno musica etnica, contemporanea, leggera e classica. In particolare afferma che “la musica barocca ha come uno swing che la avvicina al jazz”, e si mette a lavorare sui madrigali di Barbara Strozzi, una sconosciuta compositrice del ‘600. Così quando nel 2002 le strade dei due musicisti si incrociano in quel di Berchidda, nasce una nuova linfa capace di dare lustro alla nouvelle vague del jazz internazionale.
“Nel gioco del jazz” dopo l’anteprima estiva con Charles Lloyd, ha inaugurato la stagione proprio con il prestigioso duo Fresu – Caine, un duo forte di una lunga amicizia che ha prodotto tre splendidi album: “Things” (2006), “Think” (2009) e “Two minuettos” (di Bach), uscito a febbraio di quest’anno per l’etichetta Tuk Records di proprietà dello stesso Fresu. In questo disco si concentrano classica, jazz e musica popolare in una rivisitazione colta e stimolante.
E da questo disco prende spunto il concerto di martedì sera allo Showville di Bari-Mungivacca. E’ la contaminazione pura il fil rouge che tiene saldo il sodalizio artistico fra i due musicisti: è la passione musicale che esplora la possibilità di mettere insieme mondi (apparentemente) diversi. Ma prima ancora si combinano insieme personalità, stili ed emozioni. Si comincia con un tradizionale svedese “Dear Old Stockholm”, classico di Stan Getz per scivolare quasi inavvertitamente sulle note di “Cheek to Cheek” di Berlin o di “Doxy” di Rollins o “A Night in Tunisia” di Gillespie, “I Love you Porgy” di Gershwin, “Nature Boy” di Ahbez. Tutti standard del jazz mondiale.
Ma ecco poi spuntare “Lascia ch’io pianga” di Handel e “Sì dolce è il tormento” di Monteverdi. E se qualcuno storce il naso, perché non vi riscontra logica, arriva anche “Almeno tu nell’universo” di Mia Martini a confondergli le idee. In verità non ci sono molti commenti da fare, non ci sono cerebralismi da sviscerare perché stupore e fascino sono un tutt’uno immediato che conquista la platea; un feeling stabilito d’impatto che fuga ogni dubbio. L’intesa tra i due è perfetta, il dialogo è serrato, ognuno mette la “sua” musica a edisposizione dell’altro.
E se Caine fluviale, preciso, discreto, ricco di citazioni senza fronzoli, plasma i suoi suoni nel rispetto dell’idea estetica di Fresu, il trombettista utilizza gli spazi a disposizione per profondere lirismo e facilità discorsiva: anche i soffi nella tromba e i brevi silenzi ne fanno parte.
“Non fare solo suoni – dice Paolo al pubblico – ma architettare la musica per rendere i suoni collettivi”.
“Sì dolce tormento” è una gemma purissima in tutti i sensi, in cui si esprime la coscienza viva del passato e la necessità creativa dell’innovazione.
















