Antonello Venditti è una voce che non tradisce, esattamente come il suo pubblico che nella serata andriese ha occupato l’intero palazzetto dello sport senza soluzione di continuità.
E sono ore all’insegna delle emozioni che non lasciano nulla al caso seppur nell’intrinseca semplicità della performance. Dall’ultima produzione “Tortuga” ai sempreverdi “Benvenuti in Paradiso” è ancora prima-del Paradiso e degli anni ’80. Un tuffo nei’70 che nuota con i brividi attraverso un quarantennio fino ad oggi. E all’ombra calda di Stella che cammini la performance coniuga passione artistica e senso civico. Quella non è solo in tema perfetto con il Natale, ma con i dolori che rompono la crosta di umana quotidianità di questi giorni d’occidente; così il palcoscenico ritrae Valeria …
Ma Antonello di ieri è quello di oggi.
Lui stessi occhiali, stesso timbro, stessa magia che lo rende paladino della sua amatissima Roma.
E Roma, Roma che dal palcoscenico annuncia immacolata di storia e trafitta di paura. Ma non dimentica di amarla e dimostrarlo; così conclude il concerto con due celeberrime canzoni che hanno reso grande lui, ma anche la sua città in una condizione di diretta proporzionalità. Perché basta ascoltare Roma capoccia per desiderare di ammirare la maestà del Colosseo; la luna al tramonto rosseggiare sui sette colli o essere una di quelle coppiette che se ne vanno via. C’è aRóma di inverno e di emozioni qui in Puglia; e per il solo fatto di aver partorito un artista che da generazioni-e le età variegate sugli spalti lo dimostra-culla un pubblico plurigenerazionale colle sue note ricche di talento e amore: grazie Roma.












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