HomeCulturaPietro Condorelli: idee e canzoni di jazz

Pietro Condorelli: idee e canzoni di jazz [Gallery]

In coda alla programmazione annuale l’associazione “Nel gioco del jazz” ha voluto proporre un concerto di Pietro Condorelli, fresco di un nuovo progetto musicale dal titolo “Jazz Ideas & Songs”. Condorelli è chitarrista di razza, il cui percorso artistico è analogo a quello del nostro Guido Di Leone: i due sono quasi coetanei (solo due anni di differenza), sono entrambi eccellenti chitarristi della ‘scuola’ di Jim Hall, e sono docenti di chitarra jazz, il primo al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, il secondo a “Il pentagramma” di Bari, scuola da lui stesso fondata.

Condorelli vanta collaborazioni con i migliori musicisti della scena jazz italiana, come Cerri, Fresu, Bosso, e i nostri Maria Pia De Vito e Vito Di Modugno. Dal 1994 al 1996 ha fatto parte degli Area, gruppo di rock-progressive nato negli anni ’70, e ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti: nel 1997 come miglior talento per “Musica Jazz” e nel 2011 come miglior chitarrista per “Jazz It”.

Ed eccolo a Bari con un concerto che propone le sue “idee e canzoni jazz” riportate in un dvd appena uscito per l’etichetta indipendente Jazz2watch. Ma il suo migliore biglietto da visita artistico è quello che lo definisce: “ Sono un musicista jazz prima di essere un chitarrista. – dice di sé – Il jazz mi da un senso di verità e di libertà.”

Il concerto si snoda in un mix di musica, prosa e ricordi collocati in uno spazio temporale che sottolinea i contesti in cui la musica si è sviluppata: è un viaggio a ritroso e una ricerca espressiva che tocca gli anni ’70, quelli della Beat Generation e della Lost Generation, fino all’epoca d’oro del jazz con il Bebop. Tante le citazioni, in particolare Thelonius Monk, Charlie Parker, Dizzy Gillespie e Lennie Tristano, e tanti punti di riferimento per fare musica. In generale si concretizza un equilibrio fra parti recitate e suonate, fra tensioni e leggerezze, mentre regnano raffinatezza e cerebralità fuse da un feeling che emoziona ed esalta. La ritmica è affidata a Domenico Santaniello al contrabbasso e Claudio Borrelli alla batteria, due supporter di lusso; sul front-line, con Pietro ci sono due donne: Simona Boo, di soli 32 anni, vocalist molto interessante e Francesca Masciandaro al flauto, che si alterna alla chitarra del maestro. Il flauto, ecco! strumento piuttosto insolito nel jazz e non sempre incisivo per sua costituzione. Meglio il pianoforte, sicuramente. O la tromba.

I momenti migliori pertanto sono proprio quelli alla chitarra, dove emerge la tecnica sopraffina di Condorelli dalle sonorità piene e sontuose. Niente manierismi né virtuosismi inutili, ma solo tanta sostanza ricca di comunicativa per “una persona che spende il suo tempo a tradurre in musica le sue emozioni”. E a trasmetterle, aggiungiamo noi.

Simona Boo (Coppola all’anagrafe) fa da cerniera (vocale) tra il front-line e la ritmica: la sua voce è duttile e ben impostata, anche in situazioni diverse, e garantisce una certa fluidità esecutiva. Santaniello e Borrelli sono musicisti di prim’ordine, come la Masciandaro, tutti dell’entourage dell’area napoletana.

I pezzi suonati sono per la maggior parte tratti dagli album di Condorelli, scelti fra le migliori composizioni: “Finjang”, “Ask me Why”, “No Blues”, “Epcode”, “Lost Generation”; c’è “Evening Prayer” dedicata all’amico Fausto Mesolella, chitarrista degli Avion Travel da poco scomparso; non mancano due classici sudamericani come “Rosa Morena” di Joao Gilberto e “Rabo de nube” di Rodriguez; e il classico tributo a Charlie Parker “Quasimodo”.

Scarso il pubblico, purtroppo. “Pochi ma buoni”? No! Pochi e buoni! Gli assenti sono ingiustificati! Anche gli artisti di casa nostra sono eccellenti!

Banner donazioni

Telegram PugliaIn

Per seguire in tempo reale tutte le news iscriviti gratuitamente al nostro canale Telegram

Ultimi Articoli

spot_img
spot_img