Nonostante la conquista normanna, Bari continuò a rimanere, per molto tempo, una città bizantina: i notai intitolavano ancora i documenti nel nome degli imperatori bizantini; un catapano faceva le funzioni del duca (normanno) Roberto e rimasero in vita tutte le cariche bizantine; la chiesa barese continuava a pregare per il basileus Alessio, con l’aggiunta del duca Roberto e di sua figlia; le famiglie aristocratiche bizantine continuarono i loro commerci e, nei pagamenti, continuava ad essere usata la moneta bizantina; gli usi liturgici e il rito greco non ebbero restrizioni in città.
Il partito filobizantino contrastò il dominio normanno con ribellioni e lotte violente.
L’ultimo tentativo di riconquista di Bari, da parte dei Bizantini, ebbe luogo tra il 1143 e il 1156, anno nel quale il re normanno Guglielmo il Malo ordinò, per punizione, la distruzione della città.
Quarto figlio di Ruggero II ed Elvira Alfonso di Castiglia, Guglielmo divenne re di Sicilia alla morte del padre, nel 1154.
L’arcivesvovo di Salerno Romualdo, così descrive il nuovo re: “…era un bell’uomo, di portamento maestoso, di corporatura robusta, di alta statura, altero ed avido di onori; conquistatore per terra e per mare; nel suo regno, più temuto che amato. Pur preoccupandosi di accumulare ricchezze, era restio nel dispensarle. Quelli che gli si mostravano fedeli innalzava all’opulenza ed agli onori; quelli che lo tradivano condannava al supplizio o bandiva dal regno…”
Cresciuto ed educato nella sfarzosa corte di Palermo, egli subì l’influenza della cultura araba, assai radicata nell’isola e, salito al trono, non rinunciò a dedicarsi alle mollezze e agli agi di cui poteva disporre, trascurando gli affari del Regno, che preferì affidare a persone di fiducia (come il potente ministro plenipotenziario Maione da Bari).
Nei primi mesi del 1155, all’imperatore bizantino Manuele Comneno arrivò notizia che i baroni di Puglia erano stanchi della politica assolutista degli Altavilla e avevano intenzione di ribellarsi al re normanno. L’imperatore spedì in Italia i suoi due migliori generali: Michele Paleologo e Giovanni Ducas, con la missione di mettersi in contatto con i baroni pugliesi e con l’imperatore germanico Federico Barbarossa, disposto a schierarsi coi bizantini.
Verso la fine dell’estate del 1155, il conte Roberto di Loritello, capo della rivolta, incontrò, a Vieste, Michele Paleologo.
I due strinsero un rapido accordo: i nobili che si fossero ribellati agli Altavilla, avrebbero goduto di vantaggi economici e potere a Costantinopoli, mentre il Regno di Sicilia, e con esso tutta la Puglia, sarebbe tornato a far parte dell’Impero greco.
Gli eserciti dei baroni pugliesi erano pronti ad attaccare.
La prima tappa fu Bari, che si arrese velocemente: il castello regio fu sprezzantemente distrutto e le truppe di re Guglielmo furono decimate nei pressi di Andria.
Anche Papa Adriano IV sostenne la rivolta antinormanna: egli, infatti, preferiva assai più come confinanti i bizantini, piuttosto che gli Altavilla, pensando così di poter estendere più facilmente i confini dello Stato Pontificio.
Le trattative per unirsi in guerra ai bizantini, contro i normanni, furono avviate verso la fine dell’estate del 1155: il Papa arruolò truppe di mercenari campani e si mise in marcia col suo esercito.
In pochissimo tempo i bizantini ed il Papa conquistarono tutta la Puglia e la Campania: per i normmani la sconfitta sembrava inevitabile.
Ma Guglielmo non si era ancora rassegnato alla sconfitta: riorganizzò il suo esercito, attraversò lo stretto con le sue forze terrestri, mentre la sua flotta puntava su Brindisi, assediata dai bizantini.
Quando si sparse la notizia che Guglielmo stava avanzando, molti baroni pugliesi scapparono con i suoi uomini e i mercenari campani scelsero il momento più difficile della campagna per chiedere il raddoppio del loro stipendio, per non andar via. Ottenuta una risposta negativa, disertarono in massa.
Roberto di Loritello fuggì, Michele Paleologo morì in battaglia e Giovanni Ducas si trovò, con un esercito drasticamente ridotto, ad affrontare un esercito molto più numeroso del suo.
Dopo una breve resistenza, egli fu sconfitto e fatto prigioniero con i suoi soldati e i ribelli normanni che non avevano disertato.
La città di Brindisi fu bloccata da terra e dal mare per quaranta giorni, fino a quando, grazie anche all’intervento dei cittadini esasperati, aprì le porte ai normanni (28 maggio 1156).
Le navi dei bizantini furono catturate con grandi quantità d’oro e argento: una sola sconfitta aveva vanificato tutto quello che era stato conquistato in un anno.
Guglielmo ebbe pietà dei prigionieri bizantini ma non dei suoi sudditi ribelli.
I mercenari normanni furono uccisi perché avevano tradito la loro patria e Bari fu rasa al suolo per aver osato attaccare il castello del re all’inizio della rivolta. Fu risparmiata solo la Basilica di San Nicola e gli abitanti ebbero in tutto due giorni per mettersi in salvo con i propri averi.
Anche altre città della Puglia furono punite duramente, ma nessuna con l’asprezza toccata a Bari.











