Lo sguardo di Iacopo Pasqui, che si posa su paesaggi e ambienti quasi sempre privati della presenza umana, è affascinato da visioni reali che però sembrano essere avulse dal contesto quotidiano; la macchina fotografica segue questi istinti (o istanti), li cattura e li rende visivamente tangibili. La serie di fotografie esposta nella galleria barese Museo Nuova Era è dunque il racconto di brani della vita dell’autore, estrapolati, assolutizzati e raccolti in gruppi di tre, trittici che narrano di spazi e momenti vissuti da Pasqui nella sua città natale, Pescara.
Il progetto Uncommontime, vincitore del Leica Talent 24×36, edizione 2011-2012, non è solo una specifica narrazione per immagini legata alla tematica del concorso; è invece la sintesi del lavoro e dello studio di Iacopo Pasqui, del suo interesse per il paesaggio, sia esso naturale o antropico, e sulla quotidianità, analizzata fin negli aspetti più minuti e solo apparentemente insignificanti. Concentrandosi sugli effetti di luce e sui colori, il fotografo abruzzese documenta i loro mutamenti, cercando di dare un significato ai differenti contesti e indagando “il rapporto uomo-natura-paesaggio”.
Con occhio pittorico oltre che fotografico e muovendosi tra Ghirri e Mulas – tanto per scomodare due mostri sacri della fotografia italiana – Pasqui realizza una serie di scatti che raccontano un vissuto in forma “metalinguistica”; l’artista, come afferma nel testo critico Carlo Garzia, accetta di scrivere la propria storia “non aggiungendo ma togliendo […] secondo regole precise, rigide, ma liberamente scelte e che non costituiscono quindi una costrizione ma uno stimolo tutto mentale alla fantasia”.
Negli scenari svuotati di vita, negli ambienti interni ed esterni ricchi di luce e colore, Iacopo Pasqui trova una via narrativo-fotografica che sembra indicare a sua volta una nuova visione del dato reale: “non solo la fotografia ma tutta l’arte non è la verità ma una visione della verità, un’approssimazione, un teatro in cui realtà e finzione si fondono continuamente”. E, si potrebbe dire, in maniera “rara” e assolutamente non convenzionale.











