Record di incassi: 7milioni di euro in ciascuno dei primi tre giorni di programmazione, 22 milioni di incasso dopo il primo week end, la possibilità concreta di avviarsi a battere il suo stesso record di incassi. Record di titoli: non c’è un Tg che non ne menzioni il fenomeno. Record di pagine: non c’è quotidiano o rivista che gli dedichi meno di tre pagine.
È Luca Medici in arte Checco Zalone da Capurso l’uomo dei Guinness dei botteghini cinematografici. Col suo film Quo Vado? ubriaca il pubblico di risate. Puoi definirlo nazional popolare, l’idolo dei fans di Gigi D’Alessio, profondo come un acuto del cantante di via Sparano, credibile come Roger Rabbit nel ruolo di Batman, ma Luca è l’italiano in me che disegnandoci, ci spaventa e ci solletica tutti. Dal dipendente dell’ufficio anagrafe al magistrato; dal vigile improbabile al commissario. Il posto fisso; il posto fisso croce e delizia. Delizia per chi ce l’ha e croce per chi no. Con la sua fisiognomica e il suo racconto realistico come una cerniera di Zara, è uno specchio dell’italianità di ieri, di oggi e del futuro all’antica.
Nella sua comicità incornicia la Repubblica che canta, insomma quella delle Banane. E non a caso attraversa l’intero meridiano: dal polo nord alla profonda Africa; dal l’aurora boreale all’alba della vita nuova; ma tutta passa attraverso il tricolore, con quel romanticismo che solo la terra che accarezza le note di O’ sole mio.
Cosa vuoi dirgli? Con questo film Checco dice già tutto, compreso che non c’è vittoria senza squadra. E in effetti il connubio con Gennaro Nunziante (quello di Toti e Tati per capirci), Valsechi (quello delle fiction, per intenderci) e Taodue (Mediaset, sempre per comprenderci) sono i pezzi di un puzzle che non sarà la pellicola di Casablanca, ma vince oltremodo e oltre età, serietà, classe sociale.
Insomma nel Guinness dei primati, quello di un Paese in cui i comici fanno politica e i politici fanno ridere, Checco Zalone giurista di formazione e attore per vocazione, guarda attraverso un’Italia endogenicamente lontana della correttezza, dai principi del bene comune; dall’educazione civica e civile. E guadagna applausi e sorrisi perché attraverso la sua mimica gommosa e il suo stordito retaggio sociale, Luca – davvero Medici della risata – sembra invitarci alla solita riflessione: Non ho timore di Checco in sé, ma del Checco che è in me.
Quo vadis? Al cinema. A vedere che cosa? Quo vadis? Al cinema. A vedere che cosa?
Quo vadis? Al cinema. A vedere che cosa?











