La riforma della Costituzione è diventata l’ennesima passeggiata mediatica per spot e giochi di forza tra parti elettorali. C’è chi vota per mandare a casa Renzi, chi per farlo rimanere in sella e chi per generiche “difese della democrazia” o generiche “velocizzazioni degli iter”.
In fondo i temi essenziali vengono toccati poco, e di sicuro la furba scheda elettorale ideata dall’esecutivo non fa altro che intorpidire le acque, evidentemente a favore del Sì. Così troveremo scritto sul quesito referendario: “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle Istituzioni, la soppressione del Cnel (…)”
Facile, vero? Quale sciocco voterebbe “No” innanzi a talune affermazioni? Chi, in uno Stivale tanto livoroso con la propria classe dirigente, non vorrebbe mandare a casa un po’ di poltronari, cialtroni, e via discorrendo in una diatriba che tocca la pancia del Bar dello Sport?
Verrebbe da chiedersi di primo acchito, per quale assurdo motivo esistano i Comitati per il No. Probabilmente sono soltanto specchietti per le allodole sindacali di parlamentar i che temono di perdere il posto.
Eppure le cose non stanno propriamente così. Anzitutto andrebbe spiegato che il bicameralismo perfetto non viene superato, ma ne nasce uno imperfetto, con un Senato elettivo di secondo livello (ci vanno i consiglieri regionali) senza indennità (mantenendo l’immunità, e i costi di “trasferta” saranno probabilmente rimborsati dai consigli regionali d’appartenenza) ecc.
Poi andrebbe spiegato agli elettori che le firme per presentare una legge di petizione popolare da 50.000 passerebbero a 150.000, o che verranno modificati i quorum per la tenuta dei Referendum. Chi raccoglie almeno 800.000 firme, beneficia per la validità della sua istanza di una partecipazione al voto pari alla metà più uno dei votanti alle ultime elezioni della Camera, anziché della metà più uno degli aventi diritto. Meccanismo distorto in un Paese che discute il merito (quando e se, lo discute) soltanto a ridosso delle consultazioni, di conseguenza chi può avallarsi di grosse strutture organizzate per la raccolta delle firme, avrà un vantaggio a scapito della corretta informazione.
Si dovrebbe parlare dell’Italicum, anche non essendo disposizione Costituzionale, ne è legge elettorale collegata. Perché mantenere i collegi con i capolista bloccati? Non basta nella coercizione della sovranità popolare l’impossibilità di eleggere direttamente i senatori? Oppure il premio di maggioranza alle singole liste, che spinge verso un bipartitismo muscolare che abbiamo già visto clamorosamente fallire con le fusioni a freddo del passato.
Le riforme devono seguire le curve del tessuto sociale e regolamentarle, non imporre dall’alto modelli estemporanei. Altrimenti si hanno i fallimenti clamorosi, come ne sono valido esempio le direttive europee, le politiche del lavoro, e le politiche pensionistiche con i tornelli del ricambio generazionale chiusi.
L’impressione è che di un quadro totalmente sbagliato, sia stata tagliata molto bene la cornice. La fine della competenza concorrente Stato-Regioni che tanto aveva affollato la Corte Costituzionale è positivo, peccato che poi si accentrino i poteri a Roma. La “votazione a data certa” dei disegni di legge è positiva, oppure la clausola di supremazia con cui lo Stato può imporsi sui ranghi giurisdizionali inferiori quando è minato l’interesse pubblico. Tutti accorgimenti emendabili senza sventrare nel cuore la Carta fondamentale.
Il sistema della Rappresentanza funziona male non nella composizione delle regole, ma nello scarso senso civico, morale , e nella scarsa attenzione che da sempre apportiamo quando ci rechiamo alle urne e nello svolgimento dei mandati elettorali. Non esiste codice etico imposto dalla vittima al carnefice, se la prima è complice.











